‘La testa di Medusa’ (1922) e ‘L’organizzazione genitale infantile’ (1923): materiali per una rilettura.
Fausta Ferraro

Ho scelto L’organizzazione genitale infantile: una interpolazione nella teoria sessuale (1923) e Testa di Medusa (1922) per tre motivi:
1. Dare continuità, recependo una diffusa esigenza di approfondimento, ai laboratori dello scorso anno che ad una ricognizione retrospettiva hanno riguardato tutti (eccetto quello tematico sulla guerra) il periodo 1921-1925. In particolare, questo del 1923 apre un trittico, che con il Tramonto del complesso edipico (1924) e Conseguenze psichiche della differenza anatomica tra i sessi (1925) delinea un nucleo di fondamentale, quanto problematica, importanza.
2. Porre in risalto La testa di Medusa per evidenziare lo Junctim freudiano più in ombra, il rimando alle “svariate scienze dello spirito”, così indicate nella prefazione al libro di Theodor Reik.
3. La necessità metodologica di delineare il contesto in cui si situa ogni scritto freudiano intercetta, nel nostro caso, un periodo di particolare interesse.
Ne propongo qualche elemento, avvalendomi anche di una fonte di inestimabile ricchezza, l’epistolario con Abraham, ora disponibile nell’edizione italiana.
Come apprendiamo dall’Autobiografia con post/scritto del 1935, Freud era convinto, nel 1924, che non sarebbe vissuto a lungo. L’intreccio tra vita personale e sorti della psicoanalisi si percepisce con drammatica evidenza nelle lettere con Abraham, punteggiate da cronache quotidiane di atroci sofferenze per interventi chirurgici e ospedalizzazioni. Sofferenze, non da meno, “gli abbandoni”. Nel 1924, dopo due anni di altalenanti vicende, vi è il definitivo distacco di Rank su cui Freud aveva molto investito, valorizzandone i contributi geniali. Scrive Abraham il 12/11/1924: “Abbiamo perso uno dei migliori ma dopo tutto era solo uno di noi e il tempo ci ha risparmiato una perdita ben più grave”. A chi si allude a Freud o Ferenczi? In questa lettera, Abraham parla di “sentenza definitiva” e nella successiva, indirizzata a Ferenczi, lo incalza chiedendogli di chiarire il suo pensiero, apparso a Salisburgo (1924) ancor più vicino a Rank sia per Thalassa che per aver accolto la tesi di Roheim su Totemismo e lotta con il drago. Il totemismo australiano ruota intorno al trauma della nascita e al drago come simbolo della vagina pericolosa. Questi sono già spunti per i due testi scelti.
Secondo U. May (2022), nel periodo 1921/25, si assiste ad un sensibile shift da Vienna e Budapest verso Londra e Berlino; con la leadership di Abraham e con Klein, Jones, Glover, gli Strachey si delinea uno spostamento dal primato del sessuale a favore degli impulsi aggressivi e distruttivi, attribuiti alla fantasia di castrare il padre come aspetto principale del complesso edipico. Vi aggiungerei lo shift dal paterno al “regno delle madri”. Ricordiamo che La Klein nel 1924 a Salisburgo espone la tesi sul complesso edipico precoce nell’analisi infantile, di cui Freud era a conoscenza e ignora nello scritto del 1925 citando Deutsch e Horney.
La lettura in extenso del minitesto del 1922, comparato e ristretto ai 3 righi dello scritto del 1923 (p.566), consente la messa a fuoco di dettagli interessanti. “Ferenczi ha ricondotto molto giustamente il simbolo mitologico del ribrezzo, la testa di Medusa, all’impressione prodotta dal genitale femminile, privo del pene”. La fonte-Ferenczi, il cui testo Freud indica in nota, è leggibile grazie alla traduzione di V. De Micco[1]. Nella nota successiva Freud precisa che il mito si riferisce al genitale della madre. Riandiamo quindi al primo scritto avvalendoci di alcuni spunti testuali.
Ho sottotitolato La testa di Medusa con un interrogativo: Attraverso la porta del sogno? Freud avanza una interpretazione (“ovvia”) univoca tratta dalle “numerose analisi”. Decapitare equivale a evirare. Terrore suscitato nel bambino che “fino a quel momento” non voleva credere alla minaccia, di fronte alla vista del genitale femminile circondato di peli, verosimilmente quello di una donna adulta, essenzialmente la madre. I capelli, che nelle raffigurazioni artistiche sono spesso serpenti, sebbene spaventevoli mitigano l’orrore, perché sostituiscono, con la moltiplicazione, il pene dalla cui mancanza nasce l’orrore. La regola tecnica è qui confermata. Il rinvio, in nota, allo scritto Il perturbante chiarisce in che senso Freud la intenda, richiamando il motivo del doppio che si deve a Rank come “energica smentita della morte”. Nell’irrigidimento per l’orrore vi è sia pietrificazione sia erezione, che nella situazione originaria consola lo spettatore (costui ha ancora un pene e di ciò si rassicura diventando rigido). Il simbolo è posto sulla veste di Atena [2] a raffigurare la donna evirata orrifica che Freud commenta riferendosi ai greci fortemente omosessuali. La esposizione dei genitali può essere un’azione apotropaica. In Rabelais il diavolo in fuga da una donna che mostra la vulva. Anche la esposizione del membro maschile può avere una funzione apotropaica, ma in virtù di un meccanismo diverso, come fronteggiare una sfida. Segnalo l’inciso freudiano con una sottolineatura: “Se la testa di medusa sostituisce la raffigurazione del genitale femminile, o piuttosto ne isola l’effetto orripilante da quello che suscita piacere, si può rammentare l’azione apotropaica dei genitali”.
Dopo questo detour riprendiamo L’organizzazione genitale infantile: una interpolazione nella teoria sessuale.
La mia proposta di lettura è di potenziare e problematizzare al massimo quel “Rimediare una trascuranza”.
Freud esordisce con un incipit metodologico: sulla difficoltà della ricerca e sul non rendersi conto di “caratteristiche generali e situazioni tipiche” malgrado decenni di osservazione ininterrotta. È rimarcata la scelta di non riscrivere Tre saggi sulla teoria sessuale ricorrendo alle note aggiunte nelle varie riedizioni, che per quanto riguarda la interpolazione, sarà inserita in quella del 1924. Ribaditi i 3 punti irrinunciabili: scoperta della sessualità infantile e differenza dal consueto modo di intenderla, sessualità pregenitale, sviluppo bifasico; e poi la conclusione tematizzata nel 1922. La sessualità infantile alla fine dei 5 anni si approssima alla puberale ma solo imperfettamente, perché l’unificazione delle pulsioni parziali dovrà attendere la subordinazione al primato genitale al servizio della riproduzione. Questa formulazione non è più soddisfacente e di qui l’esigenza di inserire la fase fallica con il primato di un solo genitale, quello maschile.
Il mio commento segnala come la interpolazione sia una pietra angolare, la cui pregnanza è innanzitutto dovuta ad uno spodestamento: non più “al servizio della riproduzione (rischiosamente normativa) surclassata dal potenziale fantasmatico di una zona erogena. Seguendo le ulteriori argomentazioni freudiane si evincono molteplici questioni a tutt’oggi aperte (che mi limito a indicare in parentesi)
– La prima è ormai acclarata, ma è apprezzabile che Freud la rimarchi con un purtroppo, sostenendo che “la descrizione è unilaterale perché vi è scarsa conoscenza dei corrispondenti processi della bambina.” (È in corso l’acceso e interminabile dibattito sulla sessualità femminile)
– Altra precisazione concerne l’enorme interesse suscitato dal pene con la mobilitazione di complicate teorie infantili e dell’angoscia di castrazione che esiterà nel complesso di evirazione, concepibile solo in questa fase. Freud lo evidenzia sia con il corsivo: “Il significato può essere valutato correttamente solo se tiene conto del fatto che esso si costituisce nella fase del primato fallico”, sia con la nota 2. Perdita del seno e distacco delle feci, perdite narcisistiche, non possono essere inclusi nel complesso di evirazione finché non sono messi in relazione con la fioritura di questa fase che appartiene ancora allo sviluppo pregenitale. (I precursori della castrazione, il rapporto tra organizzazione pregenitale e genitale differente nei due sessi)
– L’organo maschile, mutevole eccitabile e così ricco di sensazioni, pone “alla pulsione di ricerca compiti sempre nuovi”. È una forza propulsiva, che si esplica come impulso investigativo di curiosità sessuale. Stimola un processo conoscitivo e teorizzante che intreccia visione (percezione) e diniego (disconoscimento di ciò che si vede). (Pulsione epistemofilica in Klein)
Questo breve testo si chiude con un brano che, tema a me caro, riporto per intero, “Le trasformazioni che subisce durante lo sviluppo sessuale la ben nota polarità non sono irrilevanti: una prima antitesi viene introdotta con la scelta oggettuale che ovviamente presuppone un soggetto e un oggetto. Nello stadio sadico-anale non si può parlare ancora di maschio e femmina e l’antitesi dominante è quella di attività e passività. Nello stadio fallico vi è mascolinità ma non femminilità, un solo genitale e l’antitesi fallico-evirato. La mascolinità riunisce in sé le caratteristiche del soggetto, dell’attività e del possesso del pene, la femminilità si assume quelle dell’oggetto e della passività, la vagina è ora vista come la dimora del pene e diventa l’erede del ventre materno.” (Il dibattito sul controverso concetto di bisessualità).
Nella discussione sono riprese e rilanciate varie tracce:
Nel riflettere sulle proprie esperienze cliniche e nel necessario e strutturale confronto tra sessualità femminile e maschile, cosa ritroviamo a proposito della castrazione e dell’orrore del femminile?
E per quanto concerne le modalità di fuga vi è differenza tra disgusto, disprezzo e quale ruolo gioca la rimozione a proposito di affetto e rappresentazione?
Nella costruzione del fallo come simbolo del pene quanto conta per Freud la percezione incentrata soprattutto sulla vista e quanto anche sull’udito?
È segnalata una differenza tra castrazione e evirazione da esplorare ulteriormente.
Molte suggestioni sono emerse a proposito delle numerose varianti di Medusa; sulla testa mozzata (e le caratteristiche di frontalità e mostruosità), e sulla funzione dello scudo usato da Perseo, stranamente non evidenziata da Freud. Il minitesto freudiano nella sua densa brevità risente del lavoro sui processi del sogno (condensazione spostamento rivolgimento nel contrario) mentre nello scritto del 1923 vi è lo sforzo, che connota il periodo 1920-25, di articolare il rapporto del mondo interno con la realtà esterna; e dosare la relazione tra ancoraggio somatico e impronta intersoggettiva.
Il laboratorio si conclude con una lettera di Abraham, con risposta a stretto giro di Freud (3 e 8 dicembre del 1924), in cui Abraham segnala, ancora una volta, i suoi dubbi sulla direzione delle zone erogene e avanza la convinzione di una precoce fioritura vaginale, destinata ad essere rimossa e cui, solo in seguito, subentra il predominio del/la clitoride come espressione del livello (stufe) fallico della sessualità femminile. Questa incrinatura al monismo fallico avrebbe conseguenze sulla costellazione edipica della bambina. È impressionante, nel carteggio, il timore reverenziale di Abraham a fronte dell’interesse mostrato da Freud per scoperte inedite. Si delinea una visione della sessualità femminile incentrata sulle cavità (sostenuta anche da H. Deutsch) e sulla teoria della cloaca formulata dalla Salomè. Per proseguire lungo questa linea di interesse si segnala Forme di manifestazione del complesso femminile di evirazione. È denso di riferimenti clinici e preziose osservazioni sul gioco infantile. Con un brano finale, a dir poco, memorabile!
[1]‘Sul simbolismo della testa di Medusa’: Dall’analisi di sogni ed associazioni mi sono trovato ripetutamente nella posizione di interpretare la testa di Medusa come terrificante simbolo della zona genitale femminile, le cui particolarità vengono spostate “da sotto a sopra”. I molti serpenti, che si attorcigliano attorno alla testa possono indicare -attraverso la raffigurazione del contrario- la mancanza del pene e l’orrore stesso ripete la spaventevole impressione che il genitale senza pene (castrato) ha fatto sul bambino (das Kind , come child in inglese, senza distinzione se sia maschio o femmina). Gli occhi sporgenti della testa di Medusa, angosciati e angosciosi (alla lettera ‘pieni di paura’ e ‘che fanno paura’), hanno anche il significato accessorio dell’erezione. (Traduzione e note di V. De Micco)
[2]Nell’Iliade sullo scudo di Atena, vergine guerriera nata dalla testa di Giove. Medusa una delle tre Gorgoni, l’unica mortale è inseguita e uccisa da Perseo, figlio di Danae reclusa dal proprio padre per profezia edipica e generato da Zeus travestito da pioggia d’oro.
Riferimenti bibliografici:
Abraham K. (1920), Forme di manifestazione del complesso femminile di evirazione, in OPERE Vol.1 Torino, Boringhieri.
Freud S., Abraham K., Lettere 1907-1925 (ed.integrale, ed. italiana a cura di M. Bottone, R. Galiani e F. Napolitano). Alpes, Roma, 2024.
May U. (2022) We are looking deeper than Freud… On the departure from the primacy of the sexual in Berlin and London between 1920 and 1925. Int. J. Psychoanal. 328-49.
Salomé L.A. (1913), Anale e sessuale, Biblioteca dell’Eros con introduzione di Musatti. Milano, 2007.
Vernant J. P. (1985), La morte negli occhi, Il Mulino, 2023
Fausta Ferraro, Psicoanalista, Membro Ordinario con Funzioni di Training SPI-IPA, Socia del CNP
