“La negazione” (1925)
Silvana Lombardi in dialogo con Eleonora Cocozza

Nora Cocozza: Quali sono i motivi della scelta di commentare questo scritto?
Silvana Lombardi: Il motivo è da ricercarsi nell’effetto attrattivo che la ricorrenza del centenario di questo lavoro, composto nel luglio 1925, ha avuto, per me e non solo per me, su di un concetto che per ragioni linguistico-lessicali e per ragioni metapsicologiche, si è fatto attuale nella clinica contemporanea spingendo la problematica della cura al di là dell’ormai ben frequentato limite delle patologie nevrotiche fino alle patologie extranevrotiche e simil-psicotiche.
Questa domanda iniziale è però un’occasione per introdurre i lettori all’argomentazione freudiana, ad un tempo cauta ed incalzante, e che, con le stesse modalità ancora oggi ci porta per mano.
Freud usa qui il termine Verneinung per indicare una particolare operazione psichica e linguistica di respingimento, che consenta il riconoscimento intellettuale del rimosso, senza, però, accettarlo. La costatazione di questa resistenza non gli è nuova. In tempi precedenti, per quanto usasse ancora in forma intercambiabile Verneinung e Verleugnung , studiando l’isteria scopre che più difficilmente i ricordi che emergono vengono riconosciuti, sinché in prossimità del nucleo (patogeno) s’incontrano quei ricordi che il paziente, anche riproducendoli, rinnega[1]. Nel 1925 precisa che l’emergere del rimosso alla coscienza induce un moto affettivo di respingimento, un non ho voglia di considerar valida quest’associazione (p. 197).
N.C.: Durante il seminario hai messo in rilievo che il testo sembra essere diviso in due parti. Questo può rispondere, secondo te, a qualche esigenza freudiana?
S.L.: Io credo che innanzitutto Freud, lavorando sul simbolo linguistico , abbia voluto organizzare nella prima parte di questo breve scritto molte precedenti osservazioni cliniche del rapporto fra rimozione e negazione. Era in questo modo (una cognizione ma non una elaborazione affettiva) che l’Uomo dei topi (1909) prendeva le distanze dall’ambivalenza nei confronti del padre.
Questo rapporto era stato colto già nelle recise opposizioni di Dora all’interpretazione dell’innamoramento per il padre e per il signor K. (1901).
L’interesse epistemico, poi, nasceva dalla scoperta che nel sistema Inconscio non esiste la negazione né il dubbio né livelli diversi di certezza[2]. Questi vengono istituiti dalla censura, attiva fra Inc. e Prec. Il contrasto, la contraddizione, il contrario non diventano espliciti ma rimangono confinati in unità di significato ambivalente, che ci instillano una sensazione di assurdità, tradiscono un’inibizione. Il materiale delle manifestazioni di scherno e sarcasmo presenti nei sogni ne è un ricco serbatoio. A ruota, seguono quei tipi di motto di spirito che si servono della figurazione mediante il contrario[3].E così pure gli opposti concettuali riuniti in certe parole primordiali[4]. E’ interessante come in questo lavoro del 1910 Freud ribadisca in apertura che l’inconscio nelle sue produzioni ignori il “non” e concluda che la nostra comprensione e traduzione del linguaggio onirico sarebbe migliore se fossimo più informati sull’evoluzione della lingua (p.191).
Quanto all’Uomo dei lupi (1914), spettatore del coito genitoriale, che riuscì ad interrompere defecando e, quindi giustificando le sue grida, opera una trasformazione nel contrario dell’eccitazione rimossa: il grumus merdae è un dono ma dal significato negativo e denigratorio (p. 555)[5].
La seconda parte inizia già dal III° capoverso della II° pagina (p. 198), legando la formazione nascente del soggetto[6] a quella della negazione.
Nel 1915, nell’ambito degli scritti di metapsicologia, in Pulsioni e loro destini , Freud descriveva lo sviluppo dell’Io-realtà definitivo a partire dall’Io-realtà primordiale e successivamente dall’Io-piacere. Inizialmente autoerotico ed autoconservativo l’Io deve cedere alle spinte pulsionali provenienti e dall’interno e dall’esterno, da cui scopre di dipendere. L’evoluzione in Io-piacere avviene all’insegna del principio di piacere, che introietta (secondo l’espressione di Ferenczi) (p. 31) gli oggetti piacevoli ed espelle quelli che gli procurano dispiacere. Queste trasformazioni sono da Freud inquadrate nella nascita dell’amore e dell’odio.
Nel saggio successivo, La rimozione, Freud esamina fra le resistenze allo stimolo interno (pulsionale) la rimozione, contrapponendola alla fuga cui l’Io si sarebbe dato se sottoposto ad uno stimolo esterno … Nel caso della pulsione la fuga non serve, giacché l’Io non può sfuggire a se stesso. In seguito, verrà il momento in cui un buon mezzo contro il moto pulsionale verrà trovato nella riprovazione del giudizio (condanna) (p. 38).
Nel 1925 Freud riprende: … Dato che è compito della funzione del giudizio intellettuale affermare o negare i contenuti ideativi, le osservazioni precedenti ci hanno portato a considerare le origini psicologiche di questa funzione … (p. 198) L’apertura speculativa sul tema è una messa a fuoco sull’intelletto, sull’attività di pensiero, sulla capacità valutativa dell’Io. Questo si dà la funzione di rappresentare all’Es la realtà attraverso un lavoro di differenziazione (dall’antico Io-piacere alla formazione dell’Io-realtà). Il giudizio dell’esperienza avviene inizialmente con modalità affermativa per stabilirne infine l’esistenza nel reale. L’ontologia freudiana è rivoluzionaria rispetto a quella stabilita classicamente dalla filosofia perché anticipa il giudizio di attribuzione (l’apprezzamento soggettivo di una qualità buona) rispetto al giudizio di esistenza: ricercare nella realtà esterna quanto si possiede internamente comporta il dover stabilire quali deformazioni percettive l’oggetto può aver subito … Il fine primo e più immediato dell’esame di realtà non è dunque quello di trovare nella percezione reale un oggetto corrispondente al rappresentato, ma bensì di “ritrovarlo”, di convincersi che è ancora presente … (pp. 199-200). L’esame di realtà deve controllare fino a che punto si siano verificate delle deformazioni nella percezione dei primi oggetti di piacere e che vengono conservati in rappresentazioni non sempre corrispondenti alla realtà.
N.C.: Tra le varie direttrici del testo hai messo in evidenza la categoria dello spazio: attraverso un atto inaugurale proiettivo si opera una prima frattura, misurata dal piacere, che consente l’iniziale distinzione tra dentro e fuori. Mi sembra, tuttavia, che tu abbia segnalato che la negazione sia anche uno snodo della temporalità.
S.L.: Appunto! Tu dici: <<una prima frattura misurata dal piacere>>. E’ la misurazione ad introdurre, molto più discretamente della spazialità, la temporalità. Ancora una volta è l’Io a dover rappresentare presso l’Es le percezioni di spazio e di tempo: per l’Io spazio e tempo sono parametri intuitivi della realtà esterna, sono dati immediati della coscienza. In maniera Kantiana. Qui Freud parla esplicitamente di una questione attinente al fuori e al dentro (p.199) ma dice anche che l’Io invia periodicamente piccole quantità d’investimento nel sistema percettivo, mediante le quali assaggia gli stimoli esterni per poi ritrarsi nuovamente indietro dopo ogni puntata di questo genere (p.200). In questo abbozzo di regolazione del comportamento psichico vi è la nascita di una storia e l’indicazione di un sicuro sviluppo. Il tempo comincia a correre, scandito dall’orologio pulsionale. In qualche modo all’estremità della pulsione prende forma il desiderio. Come Freud suggestivamente dice ne Il poeta e la fantasia (1907): … passato, presente e futuro sono come infilati al filo del desiderio che li attraversa [7].
N.C.: La negazione e il disconoscimento, in questo lavoro, sono concetti ancora ambigui. Riccardo Galiani ricordava che il manoscritto originale di Freud, pubblicato in Psiche 2/2025 (p. 397), aveva come titolo Die Verneinung und Verleugnung, dove Verleugnung, il rinnegamento o diniego, appare cancellato. Possiamo immaginare che, nonostante il successivo lavoro freudiano di distinzione che hai puntualmente ricordato, essi mantengono delle aree di sovrapposizione o comunque qualche legame?
S.L.: Credo che con la rilettura di questa sera dovremmo valorizzare l’auspicio fatto da Freud nel 1923 che si riuscisse a mantenere separate Verneinung e Verleugnung al pari di rimozione e disconoscimento (della castrazione femminile) per poter spiegare, come ha fatto nel 1927, il prototipo della perversione: il feticismo. Freud, suo malgrado, tesse una rete concettuale ma ai concetti di Verneinung e Verleugnung aveva destinato usi diversi per poter sempre più mettere al lavoro il complesso di castrazione. La Negazione mi pare vada più in direzione di quel Progetto di una psicologia per neurologi (1895) che cerca di descrivere la formazione dell’apparato psichico. Purtroppo Freud, quando lo scrisse, non era pronto alla svolta metapsicologica: visionario, ma ancora appoggiato alla fisiologia, il suo pensiero non riusciva a descrivere il funzionamento dell’inconscio con le parole adeguate del processo secondario. La formulazione della teoria del sogno consentì la transizione.
Sempre nel Progetto abbozzava una teoria del giudizio, in quanto subordinato all’ipotesi di una conduzione come “trasposizione motoria”: una preparazione ad agire in modo che il desiderio trovi una soluzione soddisfacente.
N.C.: Hai sottolineato che la negazione in questo saggio è un concetto che si muove su un crinale differente da quello del “negativo”. Eppure, alla fine del testo freudiano, compare il negativismo espresso nel disimpasto pulsionale, cioè quella impossibilità d’intreccio e alternanza tra sì e no. Non dovremmo pensare a differenti tipi di negazioni o ad una negazione che si colloca a più livelli?
S.L.: … Il generale gusto di dire no, il negativismo di alcuni psicotici va inteso verosimilmente come indizio di un disimpasto pulsionale avvenuto per detrazione delle componenti libidiche … (p. 201). Questo è un punto difficile da chiarire, nonostante la fluidità del fraseggio freudiano. Il gradiente di gravità su cui si collocano rimozione (Verdrangung), negazione (Verneinung), diniego (Verleugnung) e forclusione (Verwerfung) evoca in realtà meccanismi psichici diversi che non possiamo affrontare in questo luogo, nel rapporto con i quali lo stesso Freud ha mostrato oscillazioni concettuali. A proposito del gradiente di gravità, intesa come insufficienza adattiva a partire dalle prime esperienze vitali, possiamo dire, sulla base dell’articolo del 1924 La perdita della realtà nella nevrosi e nella psicosi, che il diniego opera un respingimento della realtà percettiva e materiale, la negazione un respingimento della realtà psichica. Ma, a proposito di oscillazione concettuale, il diniego percettivo della differenza produce l’organizzazione genitale infantile (v. l’omonimo testo del 1923).
Il meccanismo della detrazione delle componenti libidiche è individuato qui come causa del disimpasto pulsionale che per Freud dev’essere, nonostante il radicamento biologico, circostanziato. Viene anticipato nella corrispondenza con il pastore Pfister[8] (lettera 19 luglio 1910), e, nonostante la dichiarata difficoltà di un pieno chiarimento, è illustrato nel 1923[9], con le ipotesi del sadismo, dell’attacco epilettico, della nevrosi ossessiva. La detrazione di componenti libidiche, ovvero la forza della pulsione di Eros, allude ad una diminuzione della capacità di questo di creare legami che impastino, appunto, la pulsione di morte.
In conclusione, questo lavoro mi sembra incardinarsi fra l’”illuminismo“ degl’inizi e la complessità della metapsicologia successiva alla II teoria pulsionale.
Silvana Lombardi, Psicoanalista, Membro Ordinario SPI-IPA, Socia del CNP
Nora Cocozza, Psicoanalista, Membro Associato SPI-IPA, Socia del CNP
[1] Studi sull’isteria (1892-95) O.S.F. I p. 495
[2] Metapsicologia (1915) O.S.F. 8 p.70
[3] Il motto di spirito e la sua relazione con l’inconscio (1905) O.S.F. 5
[4] Significaro opposto delle parole primordiali (1910) O.S.F. 6
[5] L’Uomo dei lupi (1914) O.S.F. 7
[6]Soggetto (Io) – oggetto (mondo esterno) è una delle tre polarità o antitesi che consentono lo svolgersi della vita psichica [Pulsioni e loro destini (Metapsicologia)] (1915) O.S.F. 8 p.29
[7] Il poeta e la fantasia (1907) O.S.F. 5, p. 379
[8] Lettere tra Freud e il pastore Pfister (1909-1939)
[9] L’Io e l’Es (1923) pp.503-504
