“Il problema economico del masochismo” (1924)
Roberto Musella

Le questioni che attraversano il saggio freudiano del ‘24 sono fondamentalmente due: il riconoscimento della realtà enigmatica del masochismo e l’esistenza di un masochismo primario, quindi non secondario al sadismo.
Freud afferma in prima battuta che, se il principio di piacere domina i processi psichici tenendo lontano il dispiacere, il masochismo appare, almeno in prima istanza, incomprensibile, a meno che il dolore e il dispiacere non costituiscano essi stessi mete pulsionali. Come conseguenza di questa premessa saremmo portati a credere la meta passivo-masochistica della pulsione conduce ad una posizione libidica a fondamento della costituzione dell’Io.
A partire da questo paradosso e alla luce dell’ultima teoria delle pulsioni, ci tocca rivedere il rapporto economico tra principio di piacere, Eros e Thanatos.
Già nel Progetto di una psicologia si delinea un modello economico dello psichismo fondato sulla coppia eccitamento/scarica, secondo il quale l’apparato psichico tende, di fronte a uno stimolo, a scaricare automaticamente l’eccitamento. Tale modello attraversa L’interpretazione dei sogni, Pulsioni e loro destini e Al di là del principio di piacere, fino a trovare nel Problema economico del masochismo una sua definitiva rielaborazione.
In questo saggio Freud afferma, per la prima volta, che non tutto può essere spiegato mediante la necessità di scaricare gli stimoli, poiché esistono anche incrementi di eccitamento che risultano piacevoli, primo fra tutti quello sessuale.
Qui la traduzione italiana delle OSF contiene una svista difficilmente comprensibile. Mentre nella versione italiana si legge, «L’eccitamento sessuale è il più lampante, ma non certo l’unico esempio di tale spiacevole incremento dello stimolo», la versione inglese recita: «The state of sexual excitation is the most striking example of a pleasurable increase of stimulus of this sort, but it is certainly not the only one», mentre quella originale tedesca riporta: «Der Zustand der Sexualerregung ist das aufdringlichste Beispiel einer solchen lustvollen Reizvergrößerung, aber gewiß nicht das einzige».
D’altronde, non potrebbe trattarsi che di stimolo piacevole visto che Freud vuole introdurre un concetto nuovo da quello elaborato fino a quel punto. Bisogna comprendere ora quale aspetto dello stimolo eccitatorio comporta piacere e come questo piacere non sia governato solo dalla pulsione di morte.
Il principio del nirvana, indissolubilmente legato alla pulsione di morte, subisce nell’organismo vivente una modificazione per effetto dell’azione dell’Eros. Il principio di piacere comincia a rappresentare le pretese della libido, sotto forma di pretese narcisistiche dell’Io che drenerà parte della spinta pulsionale per deviare su di sé quote di eccitamento.
Il principio di costanza rappresenta, dal punto di vista economico, la conseguenza della formazione dell’Io dal punto di vista topico-strutturale. Una volta fondato l’Io, l’apparato psichico non potrà più scaricarsi a zero perché una quota di energia psichica resterà costantemente impegnata nell’autoinvestimento narcisistico dell’Io.
Lì dove la serie Nirvana, Thanatos, Ideale di azzeramento era scissa da quella libidico-narcisistica che investiva l’Io, adesso dovremo fare i conti con l’Eros, con l’impasto delle pulsioni e in ultima analisi con il principio di realtà.
Il principio di piacere slegato sembrerebbe coerente con la distensione degli stimoli fino al loro azzeramento, quindi al piacere che coincide con il Nirvana. Ciò che potrebbe costituire un problema teorico è, appunto, lo stimolo eccitatorio che procura piacere.
A quale condizione uno stimolo può risultare piacevole invece che spiacevole e quindi non richiedere la sua immediata scarica? Freud risponde che ciò dipende da una caratteristica qualitativa e non soltanto quantitativa dello stimolo. Qualità legata al ritmo della variazione delle quantità in aumento o in decremento dello stimolo stesso e ricondotta al modo in cui l’investimento narcisistico dell’Io modifica il destino economico della scarica pulsionale. Aggiungerei che non sia solo il ritmo della variazione quantitativa dello stimolo ad assumere rilievo, ma il modo in cui l’Io interviene sui processi di scarica, rendendone possibile la dilazione e il controllo.
Freud individua tre forme di masochismo:
1) una condizione dell’eccitamento sessuale, il masochismo erogeno, che coincide con il piacere del dolore, ed è alla base degli altri due.
2) un modo di esprimersi della natura femminea (passiva), il cosiddetto masochismo femmineo che si poggia sul masochismo erogeno.
3) un comportamento di vita, il masochismo morale, forse dei tre il più importante, strettamente legato al senso di colpa inconscio.
Il masochismo femmineo sembrerebbe la forma più chiara di masochismo:
i pervertiti masochisti, spesso impotenti, arrivano ad avviare e concludere l’atto sessuale se legati, percossi, maltrattati, umiliati. Situazione tipicamente femminea, afferma Freud, dietro la quale si cela la fantasia di essere evirati, subire il coito, partorire, secondo la ben nota sovrapposizione tra infantile, passivo e femmineo.
Nei tre saggi Freud (1905) afferma che “l’eccitamento sessuale [sorge] come effetto collaterale di tutta una serie di processi interni, non appena l’intensità di questi processi abbia superato certi limiti quantitativi”, e anche l’eccitamento dovuto al dolore avrebbe la medesima conseguenza. L’eccitamento che segue una tensione dolorosa sarebbe la norma nel periodo infantile come delineato in “Un bambino viene picchiato” (Freud, 1919) ed è alla base del masochismo erogeno quale posizione lidica fondamentale.
Il masochismo femmineo si poggia sul masochismo erogeno primario, sul piacere del dolore che è fondativo per la costituzione dell’Io.
Nell’essere vivente la libido deve essere posta nella condizione di contrapporsi alla pulsione di morte (neutralizzandola) e, con l’aiuto dell’appartato motorio, dovrebbe dirottare la distruttività all’esterno dell’organismo. L’Io, investito narcisisticamente, si contrappone alla scarica mortifera, consentendo alla pulsione di morte di trasformarsi in pulsione di distruzione, di appropriazione, volontà di potenza.
La pulsione di distruzione estroflessa e messa al servizio della funzione sessuale coincide con il sadismo vero e proprio. La parte che resiste all’interno dell’organismo, legata dalla libido narcisistica, rappresenta il masochismo primario o erogeno.
Anche se non sappiamo, dice Freud, come si arriva all’imbrigliamento della pulsione di morte ad opera della libido, abbiamo sempre a che fare con un impasto di grado molto variabile delle due specie di pulsioni e in determinate circostanze andiamo incontro al loro disimpasto.
In Pulsioni e loro destini (1915) Freud, pur affermando che il masochismo deriva da un sadismo primario, introduce già l’idea di una «fase preliminare narcisistica del sadismo». La distruttività, prima di rivolgersi verso l’oggetto, nasce all’interno dell’organizzazione narcisistica dell’Io: «l’odio, come relazione nei confronti dell’oggetto, è più antico dell’amore; esso scaturisce dal ripudio primordiale che l’Io narcisistico oppone al mondo esterno» (ibid., 34).
Nel 1924 Freud può chiarire il processo che nel 1915 era rimasto soltanto intuito. La distruttività è originariamente rivolta contro il soggetto stesso e costituisce il masochismo erogeno originario; solo successivamente, per effetto della deviazione della pulsione di morte verso l’esterno operata dall’Eros, assume la forma del sadismo.
È bene tenere in conto che il masochismo originario accompagna tutti gli stadi dello sviluppo psicosessuale ed è accompagnato da fantasie inconsce proprie di quella fase
Ci sarà:
- Masochismo orale (il cui fantasma è rappresentato dall’essere divorato dall’animale totemico)
- Masochismo sadico-anale (il cui fantasma è essere picchiato)
- Masochismo fallico (il cui fantasma è essere evirato)
- Masochismo genitale (il cui fantasma è subire il coito e partorire)
Del masochismo morale Freud (1899), tra le righe, parla già nell’interpretazione dei sogni, lì dove afferma che masochisti ideali non sono quelli che cercano piacere nel dolore fisico ma piuttosto nell’umiliazione e nella sofferenza psichica.
Apparentemente il masochismo morale è quello meno ancorato al sessuale e non è procurato al soggetto necessariamente, come nelle altre forme di masochismo, dalla persona amata.
Al masochismo morale è strettamente connessa la reazione terapeutica negativa, deriva pericolosa e pericolosamente fallimentare dei nostri sforzi terapeutici, che si accompagna alla soddisfazione masochistica imposta dal senso di colpa inconscio. Si osserva che le nevrosi, resistenti ai trattamenti terapeutici, tendono a regredire di fronte a delusioni, malattie e dolori, suggerendo che quello che conta è mantenere viva una certa dose di sofferenza.
Abbiamo a che fare con un senso di colpa inconscio che coincide con il bisogno di punizione. La colpa è effetto del Super Io, che agisce sotto l’egida della pulsione di morte, minacciando l’Io per il fatto stesso di esistere. L’Io reagisce con angoscia morale per non essere riuscito a soddisfare le esigenze del S. Io.
L’Io può assumere a proprio modello l’ideale dell’Io che a sua volta è depositario dei pregressi investimenti libidici dell’Es, già rivolti nei confronti dei genitori idealizzati e, contemporaneamente, essere giudicato dal Super Io, all’origine degli interdetti alla realizzazione del desiderio.
Il Super Io può conservare il potere e la severità delle istanze repressive introiettate e, a causa del disimpasto pulsionale, diventare crudele contro la formazione dello stesso Io.
Gli oggetti interni, derivati dagli investimenti dell’Es, provengono dal mondo reale e si sedimentano come istanze psichiche. Ne consegue che il senso etico promosso dal Super Io affonda le sue radici nel complesso di Edipo e che il successivo rapporto con le autorità, modellato sulle figure genitoriali, assume un contenuto morale fondato sulla dialettica tra ciò che è già stato introiettato e ciò che appartiene al mondo esterno.
Freud si domanda che differenza ci sia tra la moralità propriamente detta e il masochismo morale, tra i soggetti inibiti e severamente assoggettati al dominio della coscienza morale e i masochisti morali? Dalla parte della moralità agisce il sadismo del Super Io, con le condanne intrapsichiche proprie della coscienza morale, mentre dalla parte del masochismo morale imperversa il masochismo dell’Io stesso che, oltre le condanne intrapsichiche, cerca quelle provenienti dall’esterno.
Il masochismo morale coincide con il bisogno di punizione, con il desiderio inconscio di essere picchiati dal padre e avere un rapporto sessuale con lui. Se la coscienza morale e l’eticità nascono dalla desessualizzazione dell’Edipo, con il masochismo morale la moralità può essere risessualizzata regredendo al complesso edipico. Tale forma di masochismo può comportare la perdita della coscienza morale, inducendo all’azione ‘peccaminosa’ da espiare, sopportando la coscienza sadica e persecutoria o sottoponendosi ai castighi inflitti dal destino, ultimo rappresentante della serie che trae origine dalle figure genitoriali.
Il sadismo sublimato, deviato dalle sue mete distruttive e rivolto verso la propria persona, viene accolto dal Super Io con relativa intensificazione del masochismo. La repressione pulsionale amplifica il senso di colpa se alimentata dall’inibizione dell’aggressività eterodiretta. La rinuncia pulsionale non deriva da un senso etico originario, ma è imposta dall’esterno e crea, a sua volta, il senso etico attraverso la coscienza morale che esige altra rinuncia pulsionale ed è alla base del processo di civilizzazione e della formazione dell’Io.
Il masochismo morale è espressione dell’impasto pulsionale, la sua pericolosità sta nel fatto che trae origine dalla pulsione di morte, corrispondendo alla parte non estroflessa della pulsione distruttiva. “Ma”, conclude Freud “poiché d’altra parte ha il significato di una componente erotica, perfino l’autodistruzione della persona non si può compiere senza soddisfacimento libidico”. Conclusione complessa che, per quanto mi riguarda, indica che nel masochismo morale si nasconde un godimento che sta nel controinvestimento negativo della pulsione da cui origina e dalla quale vorrebbe affrancarsi, procurandosi una soddisfazione narcisistica di carattere ascetico. Il masochismo morale fa i conti con un destino paradossale della pulsione sessuale che non si realizza attraverso la scarica ma attraverso la sua negativizzazione. Tanto il masochismo morale quanto il narcisismo ascetico sarebbero dunque governati da una pseudo sublimazione dominata dalla desessualizzazione.
Roberto Musella, Psicoanalista Ordinario con Funzioni di Training SPI-IPA, Socio del CNP
Bibliografia:
Freud, S. (1895). Progetto di una psicologia. (OSF, vol. 2).
Freud, S. (1899). L’interpretazione dei sogni. (OSF, vol. 3).
Freud, S. (1905). Tre saggi sulla teoria sessuale. (OSF, vol. 4).
Freud, S. (1915). Pulsioni e loro destini. In Metapsicologia. (OSF, vol. 8).
Freud, S. (1919). Un bambino viene picchiato. Contributo alla conoscenza della genesi delle perversioni sessuali. (OSF, vol. 9).
Freud, S. (1920). Al di là del principio di piacere. (OSF, vol. 9).
Freud, S. (1923). L’Io e l’Es. (OSF, vol. 9).
Freud, S. (1924). Il problema economico del masochismo. (OSF, vol. 10).
Freud, S. (1924). The Economic Problem of Masochism. The Standard Edition of the Complete Psychological Works of Sigmund Freud (Vol. 19).
Freud, S. (1940). Das ökonomische Problem des Masochismus. Gesammelte Werke, Bd. XIII
Freud, S. (1929). Il disagio della civiltà (OSF, vol. 10).
Freud, S. (1932). Nuova serie di lezioni di introduzione alla psicoanalisi. (OSF, vol. 11).
