Centro Napoletano di Psicoanalisi

 

Il “pensiero cieco” distruggerà il pianeta

di Sarantis Thanopulos, il Manifesto 14/8/2021

il Manifesto 14 agosto2021

Introduzione: Nonostante il grido di allarme degli scienziati la crisi climatica
continua ad essere sottovalutata. Un atteggiamento onnipotente sembra
ostacolare la presa di coscienza dei problemi ambientali del nostro pianeta. In
questo articolo il punto di vista di Sarantis Thanopulos.
( Maria Antoncecchi)

Sarantis Thanopulos, Presidente della Società Psicoanalitica Italiana,
psichiatra, psicoanalista membro ordinario AFT della SPI e full member
dell’International Psychoanalytical Association

il Manifesto 14 agosto2021
Il “pensiero cieco” distruggerà il pianeta
Sarantis Thanopulos
Il rapporto dell’IPCC (la commissione dell’ONU sul clima) è inequivocabile.
Gli umani stanno distruggendo il loro habitat. Non solo l’aumento della
temperatura di 1,5 C° è ormai irreversibile (con tutto quello che in termini di
piogge torrenziali, inondazioni, incendi comporta); se non si corre subito ai
ripari l’aumento arriverà a 2, 3 gradi e oltre con risultati catastrofici. Ma il
recupero parziale in extremis è credibile?

L’incapacità di proteggere il futuro delle nuove generazioni e la negligenza
con cui si lascia tutto all’emergenza di turno e alla necessità, nella pretesa
folle che a tutto si possa porre un rimedio tecnico, deriva dalla mancanza di
ragionevolezza. Non si può essere ragionevoli in un mondo dominato dal
successo dell’agire anaffettivo in tutti i campi delle relazioni sociali. La
saggezza richiede il senso della misura, condizione impossibile senza il libero
flusso e dispiegamento delle emozioni. La convinzione che l’uomo raggiunge
il massimo della capacità di riflessione a “sangue freddo” è una grande
mistificazione. Eliminando i propri sentimenti e affidandosi al puro calcolo si
possono vincere delle battaglie, ma i vincitori di queste battaglie stanno
regolarmente dalla “parte sbagliata” della storia, quella delle forze distruttive.
La repressione delle emozioni e la loro costrizione nello schema di
eccitazione e scarica, che le svilisce rendendole impulsive e compulsive, è il
prodotto di una sistematica spersonalizzazione e manipolazione del nostro
sentire che fa leva sulla grande precarietà che vige attualmente nelle
relazioni umane a tutti i livelli. La manipolazione, che elude totalmente le
istituzioni politiche, gli ordinamenti giuridici e i confini nazionali, creando una
legalità “di fatto” (più forte di ogni legge), punta alla conversione delle
emozioni in comportamenti prevedibili e predeterminabili con cui si può
controllare il rapporto tra domanda e offerta su ogni piano del vivere. La posta
in gioco non è l’accumulazione di beni (l’eccesso disumanizzante della loro
concentrazione oggi tende ad annullare il significato di ricchezza, a renderla
insensata) bensì il potere sui rapporti di scambio.
L’opportunismo, fondato sulla predeterminazione e il controllo delle
opportunità, è diventato il fondamento del “diritto del più forte”: Trump, Putin,
il regime cinese, Bezos, Gates pur esprimendo culture e inclinazioni diverse,
sono l’espressione visibile di una dimensione alienante del nostro rapporto
con la vita, molto più ampia nelle sue dimensioni sconosciute, nascoste.
Questa dimensione  sarebbe sbagliato ricondurla necessariamente a una
ferocia o a una vocazione totalitaria personale. Rappresenta una tendenza
impersonale, anonima presente negli esseri umani ogni volta che i rapporti
sociali di scambio si rompono. Essa ha raggiunto una forma distruttiva totale
nel secolo scorso e oggi si riaffaccia al nostro orizzonte. I suoi intermediari
sono personalità intelligenti ma “fissate” nell’onnipotenza infantile che
diventano profeti, attraverso il loro modo di agire, di un “pensiero cieco”
incapace di stabilire un rapporto reale con il tempo e con il nostro ambiente di
vita. Il pensiero cieco non apprende dall’esperienza (è privo di memoria,
essendo privo di emozioni vere) e non riconosce/conosce la realtà: fabbrica
un mondo artificiale e più costruisce il suo artifizio più si chiude senza
speranza nel proprio inganno. Esempio dell’infiltrazione di questo pensiero
nelle istituzioni democratiche, che rende sempre più ingovernabile il mondo,
sono le parole di Patrick Vallance, capo dei consiglieri scientifici del governo
britannico: “Strumenti già esistenti possono anticipare gli eventi avversi;
aggiustando il disegno delle città, i sistemi di trasporto e l’agricoltura si

possono minimizzare i peggiori degli effetti”. L’ipotesi fantascientifica di
un’umanità che vive sotto cupole giganti inizia a prendere consistenza.