Matte Blanco: tra letteratura e psicoanalisi

Report a cura di Maddalena Ligozzi

 

10 Apile 2021

Vi racconto un incontro vivace, che, a partire dalle prospettive di Valentino Baldi, Sarantis Thanopulos e Alessandra Ginzburg,  si è espanso attraverso una discussione, che ha funzionato come la traduzione creativa di un discorso teorico complesso.     

Valentino Baldi, critico letterario e docente di letteratura italiana presso l’Università di Pisa, descrive le potenziali e feconde applicazioni della teoria di Matte Blanco ai testi letterari, non tanto in relazione ai contenuti, quanto alle strutture di senso, alla logica e alle emozioni, nell’accezione dell’inconscio infinito. Nei testi dello psicoanalista cileno il tentativo di far dialogare retorica del linguaggio letterario e retorica dell’inconscio è reso fluido e affascinante: rintracciamo classificazioni retoriche antiche accanto a nuove categorie neoretoriche.  Matte Blanco  ci mostra come, attraverso tecniche e modalità varie, gli autori hanno tradotto la realtà in parole letterarie: ci fa riflettere sulle strutture logiche, attraverso cui il mondo reale viene filtrato e analizzato e diventa un mondo letterario, un mondo di carta (Baldi, 2010). 

Molto suggestivo il parallelismo, descritto da Baldi,  tra  “L’uomo della sabbia” (Hoffmann, 1815) e il saggio “Il perturbante” (Freud, 1919):  “Un esempio euforico delle potenzialità dello studio psicoanalitico della letteratura”. Il saggio di Freud offre un insieme sconfinato di grandi temi letterari  – il sovrannaturale, il doppio, il cadavere e l’arto che torna in vita,  l’automa – rintracciabili nel romanzo gotico. 

Nel racconto di Hoffman troviamo una tendenza a trattare in classi simmetrizzate i personaggi del racconto. Il doppio è una dimensione in cui le figure vengono inserite in classi, che si espandono e assimilano a sé figure simili.  l’Avvocato Coppelius e il venditore di barometri Coppola, a seconda di come leggiamo il racconto, sono la stessa persona o due persone diverse.  Nel racconto non è attiva una simmetrizzazione pura, ma è continuo un passaggio tra porzioni più asimmetriche, in cui le due figure si distinguono e porzioni di simmetria dove le diverse figure si identificano completamente. 

Rintracciare il simmetrico nei testi letterari, espandersi infinitamente in questa dimensione, può suscitare angoscia e smarrimento. A creare angoscia in un romanzo spaventoso, non è l’infrazione delle leggi della logica, ma la sospensione della risoluzione del mistero, come lo stesso Freud aveva compreso. 

Se la filologia cerca di ricostruire le circostanze reali connesse alla composizione di un libro,  la critica letteraria propone un’altra prospettiva: la figura dell’autore va trascesa, diventa una storia universale. La soggettività dell’autore si perde nell’infinita possibilità di essere ricevuta e capita a modo proprio da chi riceve il messaggio.

Alessandra Ginzburg, psicoanalista SPI con funzioni di training, sottolineando il valore clinico del discorso di Matte Blanco, si interroga sulle ragioni per cui egli non sia penetrato, se non astrattamente, nel mondo psicoanalitico. Forse a Matte Blanco è toccato un destino simile a quello del protagonista di “Flatlandia” (Abbott Abbott, 1884), un quadrato che viveva in un mondo bidimensionale.  Nel momento in cui una sfera lo solleva, il quadrato si rende conto che la realtà non è bidimensionale, cerca, quindi, di dimostrare alla sfera che il mondo ha molte altre possibilità.  A quel punto la sfera si irrita e lo fa cadere. Il quadrato viene condannato a stare in prigione, perché i suoi concittadini non vogliono accettare la sua scoperta. Similmente, il discorso di Matte Blanco non è stato molto ripreso e approfondito dalla psicoanalisi. Il suo pensiero in realtà consente di ampliare la prospettiva della psicoanalisi e il libro “La stoffa di cui sono fatti i sogni e le emozioni” è il tentativo di applicare la sua teoria alla cura analitica. 

Freud aveva intuito un funzionamento antilogico dell’inconscio, ma non lo aveva elaborato in modo sistematico.  Matte Blanco, riprendendo il discorso freudiano,  identifica nell’inconscio la vera realtà psichica. Noi siamo immersi in un mondo di simmetria, un mondo in cui le cose si equivalgono, laddove il criterio di somiglianza rende identici a tutti gli effetti. Questo discorso è eversivo: attraverso la descrizione dei livelli più simmetrici della mente, si può guardare dal profondo verso la coscienza e non, come di solito avviene, dalla coscienza ai livelli più profondi. Un’antinomia fondamentale dell’essere umano è quella di essere portato a dividere, suddividere e pensare, ma allo stesso tempo ad assimilare e a sentire. Questo sentire è talmente unificante da diventare un’unica realtà: l’essere atemporale di cui parla Parmenide.  Il mondo simmetrico è anaclitico e ha bisogno di esprimersi attraverso quello asimmetrico. Non sono in conflitto. Coabitano, ma non si identificano.

Thanopulos, presidente della SPI, uscendo dalla dicotomia mente-corpo e dalla prospettiva di una mente che ha per oggetto il corpo, descrive il luogo in cui si situa il discorso psicoanalitico: un corpo relazionale, nucleo della realtà psichica, un corpo come esperienza vissuta laddove, mente, affetto e movimento corporeo non sono distinguibili all’inizio della vita. Qui si situa il concetto di Matte Blanco di emozione come composto di sensazione-sentimento e pensiero: una primaria percezione, che non è inizialmente rivestita del pensiero che distingue tra le cose.  Dal corpo psichico nasce l’emozione che, incontrando il pensiero fondato sul linguaggio, diventa un’emozione che può pensare ed essere pensata. 

Il polo dell’emozione ci avvicina  all’indifferenziato, quello del pensiero ci fa percepire la differenza dagli altri e può includere l’astrazione, la speculazione, ma anche la capacità introspettiva. Le emozioni nello stato primordiale sono alessitimiche, non si possono leggere, si sentono, vengono percepite, ma non concepite. 

Thanopulos, ricordando l’esperienza analitica con Matte Blanco, migrante come lui, ne traccia i caratteri umani, il rigore e le qualità cliniche. Lungi dal definirsi un teorico – della matematica faceva un uso funzionale –  Matte Blanco descrive emozioni indissociabili dal desiderio e dall’eros.  Rintracciava sempre un nucleo sensuale ed erotico nelle buone idee. Il tatto, i profumi, la vista, i suoni, il piacere del movimento corporeo sono sensazioni corporee, ma anche esperienze vissute, complesse e composite: il senso nella sua prima forma è proprio l’esserci nel mondo. 

Essendo bi-logici, la nostra condizione permanente è una continua oscillazione tra il livello asimmetrico e quello simmetrico, che è il tessuto interstiziale del nostro discorso. Grazie a questo  livello i nostri discorsi possono essere chiari, emotivamente coinvolgenti, sensati.   

La questione isterica ci mostra quanto possano essere complesse le identificazioni: non è possibile entrare in contatto con l’altro se non lo assumiamo in noi transitoriamente come altro modo di essere, da una parte siamo differenziati da lui, dall’altro identificati con lui.  

Ad un estremo di indifferenziazione si è tutt’uno con l’altro, la nostra emozione include l’altro. A questo livello l’essere, come nella concezione di Parmenide, è fuori dal tempo, necessariamente costretto ad essere, immobile e indivisibile.  

All’altro estremo si è compiutamente differenziati dal resto del mondo secondo una logica asimmetrica che però non è mai applicabile in modo assoluto,  se non nel delirio. In tal senso il paradosso di Zenone, per cui Achille “logicamente” non raggiungerà mai la tartaruga, è disconfermato dall’esperienza vissuta. 

Nel guardare a queste aporie, Thanopulos propone una prospettiva winnicottiana: l’essere, nella continuità del suo esistere, è fuori dal tempo, chiuso e immobile, però non è esente dalla percezione della differenza. Fin dall’inizio della vita c’è una qualità relazionale, seppur non concepita: è la madre, come altrove del neonato. 

Nel tridimensionale dei sogni si possono cogliere gli isomorfismi del multidimensionale: i molteplici livelli presenti nelle figure del sogno. Similmente nei racconti dei pazienti, anche quando sembrano andare di palo in frasca, è possibile rintracciare un filo rosso che collega i pezzi al discorso principale, il centro di gravità.   

Alessandra Ginzburg, più che al concetto di sensazione-sentimento, descritto da Thanopulos, si mostra interessata al pensiero specifico delle emozioni: un pensiero che implica una tendenza all’azione, una spinta a potenziare ciò di cui si parla e ad assimilare ciò che si avvicina alla nostra emozione.  

La vicinanza di Matte Blanco a Bion, più volte evocata nel discorso,  passa attraverso l’idea comune che l’emozione sia la madre del pensiero. Attraverso l’esperienza di O si realizza l’intuizione profonda di un emozione comune e condivisa.  Bion parla di un sogno comunicativo che esprime e porta avanti un pensiero. Una parte di noi mentre dorme è più avanti.  

Resta in ogni caso molto misteriosa la copresenza di strati così diversi della mente, che nelle situazioni armoniche, spesso anche nelle relazioni analitiche, coabitano e comunicano continuamente. Nelle situazioni estreme produce patologie drammatiche oppure la scoperta dell’arte e del misticismo.  

Siamo completamente abitati dall’inconscio che apre a tante possibilità, ma anche a potenziali orrori: a volte si uccide una persona per ucciderne la categoria, oggetto di pregudizio, facendone così un uso simmetrico. Quando vengono messi sullo stesso piano, nella stessa classe, i migranti e i criminali ci si sta muovendo su un piano simmetrico. Qui Thanopulos propone una prospettiva diversa:  l’idea in sè non è responsabile di orrori, il problema sono i cortocircuiti che si possono creare tra asimmetria e simmetria. Il brigatista che uccide un membro per colpire la classe fa un uso aberrante della logica, ovvero di un livello asimmetrico che non si fonda sul simmetrico.  

La discussione mette più volte al centro l’incontro tra le rappresentazioni umane letterarie e  la dimensione infinita insita nel livello simmetrico. “L’infinito” di Leopardi viene ricordato da Pietro Cataldi come un buon esempio di un’avventura storica dell’animo umano. L’incontro tra il simmetrico – la spinta a oltrepassare i confini della siepe, dove lo sguardo si perde all’infinito – e l’asimmetrico, la percezione della siepe, come confine e limite di sé.   Leopardi fa incontrare questi due movimenti, spezzando frasi che dovrebbero stare insieme, dando il senso dell’unità e dell’indivisibilità. Un processo intellettuale, emotivo, sentimentale complesso, che non era oscuro al poeta, né era situato in zone inaccessibili della mente.  l’Io, pur facendone esperienza, pur avendone un’implicità consapevolezza, non riesce a comunicare l’intuizione della multidimensionalità. 

Allora come può la mente conoscere il multidimensionale?

Alessandra Ginzburg ricorda che Matte Blanco pensava che il corpo, essendo tridimensionale avesse dei limiti. Attraverso le emozioni e i sogni è possibile intuire tutta la multiforme, simultanea e infinita possibilità di significati che la mente a livello della coscienza non può contenere. Per cui deve ricorrere a trucchi: rendere multidimensionale significa moltiplicare le presenze. Anche la creatività è un modo di tradurre la multidimensionalità. 

La multidimensionalità ci schiaccerebbe come singoli, ma, per Guelfo Marherita, si esprime nel gruppo, via via che cresce e diventa umanità e produce letteratura. 

La discussione diventa ancor più coinvolgente nell’idea, suggerita da Guelfo Margherita, che non stiamo cercando di capire la teoria di Matte Blanco, ma di vivere o rivivere una relazione con lui, il Matte Blanco, prodotto delle esperienze che ciascuno ha avuto con lui a vario titolo, un Matte Blanco personale e uno comune. Conta quello che lui umanamente era, non solo quello che ha teorizzato. Alla fine si apre lo spazio dei ricordi delle esperienze vissute con Matte Blanco: uno spazio autentico perché egli era analista e maestro di molti membri di questo gruppo. Allora il mito di Matte Blanco, intimamente conservato negli affetti, rivive e può essere trasmesso.      

 

Bibliografia 

Abbott Abbott E., 1884, Flatlandia. Storia fantastica a più dimensioni, Einaudi, Torino, 2011. 

Baldi V., Reale invisibile. Mimesi e interiorità nella narrativa di Pirandello e Gadda, Marsilio, Venezia, 2010. 

Ferrari A., L’eclissi del corpo, Borla, Roma 1992.

Ginzburg A., Il miracolo dell’analogia. Saggi su letteratura e psicoanalisi, Pacini, Pisa, 2011. 

Hoffmann E.T.A., 1815, L’uomo della sabbia e altri racconti, Mondadori, Milano,1987. 

  1. Matte Blanco, L’inconscio come insiemi infiniti. Saggo sulla bilogica, Einaudi, Torino,1982. 
  2. Matte Blanco, Pensare, sentire, essere, Einaudi, Torino,1995.

Freud S., 1919, Il perturbante, in OSF: 9, Bollati Boringhieri, Torino, 2000.