Nodi in Psicoanalisi Il corpo adolescente”: M. Galeota e D. Mervoglino

discutono con Anna Maria Nicolò Rotture evolutive” (Cortina, 2021).

Report a cura di M.C.

Lo scorso 21 maggio 2022 al Centro Napoletano di Psicoanalisi, nell’ambito degli incontri Nodi in psicoanalisi, si è discusso di un tema cogente: il corpo (somatico e psichico) nelle sue molteplici configurazioni a partire dall’adolescenza. Come punto di partenza, confrontarsi sul corpo adolescente ha permesso approdi teorico clinici e tecnici che hanno aperto a ventaglio un dibattito molto vivo e vivace.

I soci Mirella Galeota e Darwin Mervoglino, con i loro contributi frutto di riflessioni intorno al testo “Rotture evolutive” di Anna Maria Nicolò (Cortina, 2021), hanno introdotto la mattinata con interventi puntuali e corposi indirizzando all’Autrice argomentazioni, spunti e interrogativi pulsanti.

Mirella Galeota

“Tematica dirompente” la definisce Mirella Galeota, la quale, appoggiando le prime battute del suo intervento all’opera pittorica Metamorfosi (Anita Trotta, 2021) utilizzata per la locandina dell’evento, introduce il tema delle tante trasformazioni, metamorfosi del corpo adolescente. Ricava la lettura più radicale dalla definizione di metamorfosi dal Dizionario Treccani: “trasformazione, in particolare di un essere o di un oggetto in un altro essere di natura diversa. In geologia, la trasformazione attesta dei cambiamenti morfologici e fisiologici implicanti un diverso rapporto dell’organismo con l’ambiente che dallo stadio larvale conducono allo stadio adulto”. Anche il libro di Anna Nicolò tratta di metamorfosi, di rotture evolutive dell’adolescenza come se nel corso delle quali ci aspettassimo una trasformazione da bruco a farfalla, inerenti il corpo. Già dal caso di Carlo, nota Galeota, si delineano angosce omosessuali intorno alla voce che “sentiva ridicola”: da uno stato all’altro, la voce è ridicola perché estranea rispetto a quella familiare dell’infanzia e della latenza; una voce estranea in un corpo estraneo, polarizzano angosce omosessuali come rappresentazione di un corpo con un unico sesso, immerso nell’amalgama materna indifferenziata e indifferenziante. Galeota ricorda che Anna Nicolò nel testo precisa che in tutti i casi di rottura evolutiva in adolescenza, si presentano in primo piano angosce di identità genere e dell’orientamento sessuale. Nel caso di Carlo, la sua presunta omosessualità rappresentava la difesa contro la sua fragilità; la stupidità ripresa dalla voce ridicola, la difesa contro un padre intrusivo. La disponibilità del terapeuta e dell’ambite ad accogliere la modulazione delle emozioni evita che si organizzino in modo scisso o negato che svuoterebbero il Sé. Questo svuotamento, seppur svilente, a volte è investito proprio per garantirsi di non dovere affrontare angosce persecutorie e conflitti tra la parte psicotica e quella nevrotica del Sé. E’ proprio dell’adolescenza assistere a slittamenti tra funzionamento psicotico e funzionamento nevrotico, al punto che si corre il rischio di errori diagnostici. La direttrice del tempo ci farà a posteriori vedere dove la psiche è slittata e ciò dipenderà fondamentalmente da fattori intrapsichici, interpersonali, familiari, ambientali e da una buona relazione analista-paziente.

Galeota, in assonanza alla lettura del testo, pesca nella letteratura: Freud, ne L’Io e l’Es puntualizza che “l’Io è innanzitutto un’entità corporea, esso prima di ogni altra cosa è un Io-corpo”; Gaddini, specifica che “per la mente infantile, tutto ciò con cui l’organismo viene in contatto sensorialmente, per via tattile, non sta per l’ambiente ma per il limite da sé” e anche che “nel periodo in cui la mente infantile inventa un oggetto transizionale si trova confrontata con la prima grave perdita dopo la nascita, la perdita del contatto fisico col corpo materno”; De Toffoli sottolinea che in analisi “prima ancora di interpretare, vanno accolti i bisogni corporei, per creare il corpo per poterlo vedere e immaginarlo per poterlo creare”.

Questi spunti fanno dire a Galeotta che l’analisi con bambini e adolescenti è sempre una storia tra due corpi, come se il linguaggio non verbale dovesse avere una priorità per potere poi essere trasformato nella mente dell’analista, così come nella madre acquistano significato gli stati corporei del bambino. Winnicott ritiene che “la psiche abbia inizio come elaborazione immaginativa del funzionamento corporeo”; Piera Aulagnier afferma che “la realtà sarà vista, gustata, udita tramite il corpo che rappresenta un mediatore relazionale tra la psiche e il corpo e tra due psiche costituendo così un corpo portatore di bisogni e un corpo portatore e recettore di desideri”.

Tutto questo lavoro psichico della prima infanzia, dice Galeota, nella prima adolescenza torna a farsi presente con i tanti vissuti di estraneità, come se il soggetto fosse un lattante che non riesce a distinguere se le sensazioni che prova vengono dall’esterno o dall’interno: di frequente l’adolescente si domanda chi sono? Sono vivo o sono morto? , domande agnoscianti nella misura in cui non sono agganciate al corpo come ancoraggio soggettivo laddove esso è portatore di esiti insoddisfacenti del rapporto tra sé, corpo, ambiente della prima infanzia. Gli effetti della pubertà sono inizialmente somato-fisiologici, destabilizzano la precedente appropriazione del proprio corpo e producono angoscia dovendosi differenziare dalle formazioni psichiche somato-fisiologiche infantili che contengono al loro interno anche il corpo della madre. Se ci sono cicatrici dell’integrazione del corpo infantile, con la pubertà esse si riaccendono in quei focolai di angoscia che vediamo nelle analisi. Nella pubertà il soggetto assiste impotente alle trasformazioni del proprio corpo e ciò riattiva vecchie sensazioni rimosse o scisse poiché avvertite allora come pericolose, eterogenee e che oggi si presentano come estraneità. Nel testo di Anna Nicolò è chiaro il rimando al concetto di pubertario di Gutton: “la pubertà sta al corpo come il pubertario sta alla psiche”. E’ ora che si produce una nuova edizione del processo di separazione-individuazione non nella sua veste infantile ma in quella pubertaria che deve includere nuove funzioni del corpo di cui il soggetto non può averne un controllo pieno. Le polluzioni, il menarca, il pubarca, il telarca impongono all amente adolescente l’accettazione di dimensioni autonome nel suo corpo, di pari passo ad una massa muscolo-scheletrica più consistente che dovrebbe sostenere l’imprevedibilità delle funzioni sessuali nascenti. In questo campo, la clinica ha delle sue specificità poiché specifica è la posizione adolescenziale (Pellizzari) intesa non come fase temporale che esaurisce ma come una funzione della mente sempre presente.

Passato dell’infanzia e presente della genitalità, prima e dopo che aprono alla finitezza del tempo e al concetto di morte; prima e dopo possono male integrarsi e produrre alterazioni della sensorialità che nella stanza d’analisi producono effetti di controtransfert capaci di far contattare all’analista queste dimensioni primitive della mente. Ricordando De Masi che ritiene la mente come organo sensoriale, le cui funzioni sono molto evidenti nella psicosi, Galeota mette in evidenza che tale funzionamento spinge ad un dominio regressivo del principio di piacere: la mente sensoriale prende il posto della mente epistemofilica. Il ritiro nella sensorialità in adolescenza fa correre il rischio di trovarsi nella solitudine con l’incapacità di investire il piano delle relazioni. Un ritiro regressivo apre le porte a somatizzazioni, allucinazioni, dissociazioni psiche-soma. Nel libro di Anna Nicolò è posta molta attenzione a questi stai della mente adolescente: il corpo si presenta e comunica con i sintomi che qui funziono da contenimento nei confronti di un versante genitale  segnato da eccesso quantitativo. In questo senso l’insonnia è sempre un sintomo importante che vietando lo spazio del sogno apre all’intimità il cui impedimento apre a disorganizzazioni somato-psichiche che possono travasare nell’allucinazione o anche in stati parafilici come tentativo di ritrovare le impressioni infantili rassicuranti all’interno della coppia genitoriale onnipotente da cui è stato generato. Meltzer differenzia la perversità dalla perversione, vedendo nella prima una circostanza che può sfociare nella seconda, più severa e cristallizzazione della prima. La perversità adolescenziale, nei termini di Anna Nicolò, è una difesa contro il crollo mentre Meltzer li ritiene funzionamenti della mente adolescente. Galeota chiede ad Anna Nicolò di dialettizzare questa concettualizzazione poiché con esse nel testo viene pronto un complesso modello difensivo adolescenziale su cui il nostro lavoro di analisti può fondare parte della tecnica analitica con questi giovani pazienti. Galeota riconosce la grande ricchezza del testo di Anna Nicolò, ricchezza come riscontro di lunghissimi anni di esperienza come analista di adolescenti.

 

Darwin Mervoglino

Darwin Mervoglino apre il suo intervento sulla notazione che il testo di Anna Nicolò è molto denso; densità che, mentre ha condotto Mirella Galeota a focalizzare tematiche cliniche e teoriche, ha portato Mervoglino a concentrarsi su distinzioni sostanziali in seno alla centralità della tematica del breakdown, all’interno della quale si condensano fenomeni psichici differenti.  Egli parte infatti dall’interrogativo se i termini breakdown, rottura e crollo siano davvero intercambiabili, se si riferiscano ai medesimi fenomeni psichici ed evolutivi. Mervoglino dunque problematizza quei fenomeni che, nel suo lavoro clinico, in particolare come analista di pazienti giovani, osserva prodursi nei passaggi di status come ad esempio da liceale a universitario o lavoratore. Qualcosa si è rotto nel modo di funzionare di questi soggetti.

Seguendo il punto di vista evolutivo solcato da Anna Nicolò nel suo testo, viene focalizzata l’attenzione sul corteo concettuale legato al tema del breakdown evolutivo: nella pubertà, per i Laufer, esso è da ricondurre ad un breakdown avvenuto nel tempo della risoluzione del complesso di Edipo e dunque al confine con la fase di latenza che quindi sposta in avanti la riorganizzazione della vita sessuale infantile al periodo della pubertà nella quale si ritrovano quindi i nodi non risolti in precedenza; attraverso Nicolò, ripresa del discorso di Ogden che guarda alla primissima infanzia, antecedente alle fasi psicosessuali, e utilizzando il concetto di crollo di Winnicott sottolinea che esso riguarda il breakdown del rapporto madre-bambino in un’epoca precoce, nel corso del quale, secondo Mervoglino, a rompersi è più precisamente la continuità di sé del bambino che rimane esposto ad un’agonia primitiva.

Siamo dunque su quello sfondo nel quale un infans è costretto ad organizzare una difesa patologica prima ancora che vi sia una struttura psichica definita da difendere. Questa difesa, che produrrà la psicopatologia, viene trascinata lungo tutto l’arco evolutivo di sviluppo del soggetto comprendendo in esso anche il rapporto col proprio corpo e con gli altri. Assumere una rottura della continuità del rapporto madre-bambino implica allora che nello spazio d’analisi ci si debba affidare a scenari ipotetici non rientrando tali contenuti nella dinamica controtransferale poiché assenti nei ricordi o racconti del paziente.

Nelle riflessioni di Mervoglino, diventa indispensabile l’utilizzo esteso dei significati che il termine inglese brakdown condensa: crollo, stallo e rottura in italiano non sono intercambiabili e le traduzioni di autori inglesi spesso non ne tengono conto. In particolare, a titolo di esempio, Mervoglino si sofferma sulla differente traduzione del termine brakdown di uno stesso passo di Ogden[1]: (2015) “[…] il termine crollo si riferisce al crollo del legame madre-bambino, che lascia il bambino solo e indifeso, e sull’orlo della non esistenza”; (2014 nella traduzione di Anna Nicolò) “[…] il breakdown  si riferisce alla rottura  del legame con la madre e lascia il bambino solo e impotente al culmine della non esistenza”.

Corollario di queste osservazioni è il seguente: la paura del crollo (in un soggetto adulto dotato quindi una struttura psichica che può crollare) è legata alla paura di una rottura avvenuta nelle prime fasi di vita (quando non vi è ancora una struttura psichica che possa crollare); questa rottura non riguarda l’individuo ma la continuità della relazione madre-infante, o più precisamente della rottura dell’esperienza di continuità.

La rottura avvenuta in questi primissimi tempi della vita di un infante diventa rottura evolutiva nella struttura psichica in costruzione del soggetto; una o più incrinature condizionano lo sviluppo psichico e la costruzione del senso di continuità di sé così come l’integrazione dell’Io. Per ricomprendere tutte le questione del corpo adolescente e di ciò che l’adolescente porta in seduta come disagio, bisogna allora riferirsi alla costruzione già incrinata con la quale egli deve fare fronte all’urto della pulsione, dello sviluppo psicosessuale nell’infanzia prima (fino all’edipo), nella pubertà poi (tempo della riapertura e ridefinizione dell’identità sessuale nel corpo).

Mervoglino presenta le diverse evenienze: ci può essere un crollo evolutivo alla pubertà, con conseguente sviluppo di diverse soluzioni patologiche; la struttura può reggere ancora, sempre più incrinata, e andare incontro ad uno stallo evolutivo, una sorta di blocco che è in sé un tentativo di soluzione; la struttura può reggere ancora, andare in stallo e, successivamente, andare incontro ad un crollo in giovane età adulta, con conseguente sviluppo di diverse soluzioni patologiche.

 

Anna Nicolò

A conclusione delle due relazioni frutto di riflessioni al testo di cui oggi discutiamo, interviene Anna Nicolò prima di aprire il dibattito con la sala.

La dr.ssa Nicolò esprime il privilegio per chi come lei si trova di fronte ad un confronto tra  il proprio lavoro scientifico e come esso lavora nella mente dei colleghi che lo commentano. Per avviare il dibattito estrae alcune linee guida dal discorso di Galeota e da quello di Mervoglino, precisando alcune cose già messe in evidenza. Il punto di fondo che ha orientato il libro e quindi la sua esperienza clinica nel corso degli anni è il punto di vista evolutivo, frutto tanto della formazione winnicottiana quanto del lavoro dei Laufer debitori nei confronti di Anna Freud. Questo retroterra fa sempre da sfondo alle riflessioni di Nicolò, e in particolare per la fertilità del discorso dei Laufer che dinamizzano il tema del breakdown piuttosto che chiuderlo in fissità diagnostiche. La tematica della diagnosi andrebbe sempre presa come una valutazione temporanea non solo nell’adolescenza ma nel corso di tutta la vita e in rapporto a molteplici fattori. Tenendo conto che è circa solo un trentennio che la psicoanalisi si occupa pienamente di adolescenza, il dibattito tra continuità e discontinuità nello sviluppo è ancora molto acceso. Alcuni arrivano ad affermare che ci fosse solo una continuità con le esperienze infantili e l’età adulta; il lavoro degli psicoanalisti di adolescenti hanno il merito di aver dialettizzato questo punto di vista introducendo la visione discontinua proprio in ragione del fatto che tra l’infanzia e l’adolescenza compare il corpo sessuato come novità di cui l’apparato psichico deve farsi carico. Lo possiamo considerare un big bang anche all’interno del discorso scientifico dove appunto si creò un grande dibattito tra continuisti e discontinuisti. In Italia venne seguito da Sergio Bordi e da allora questo tema ha poi abbracciato con le considerazioni teorico cliniche tutto l’arco della vita. Pensiamo ai cambiamenti legati al corpo e alle sue funzioni nella tarda età adulta, alle circostanze della menopausa e agli adattamenti nella vecchiaia che introducono una nuova discontinuai nel corpo sessuato. Si è poi quindi sviluppato tutto un filone teorico che tiene conto e include nella discontinuità del copro nel corso della vita, le tracce delle prime sensazioni arcaiche di piacere-dispiacere. Aulagnier ha scritto delle cose bellissime al proposito. Pontalis, con le considerazioni sulla dimensione sensoriale e sensuale. Questo arcaico deve poi fare i conti con il sessuale adolescenziale e in seguito con gli altri temi della vita che includono tanto la sessualità genitoriale quanto quella della vecchiaia. Questo punto di vista che cerca di articolare la continuità con la discontinuità allarga il campo della valutazione diagnostica puntando al funzionamento psichico. Pensiamo alla tendenza al passaggio all’atto che in adolescenza ha un suo campo fisiologico mentre se lo ritroviamo in un adulto lo leggiamo come patologico.

Da qui, Nicolò spezza una lancia verso campi scientifici vicini anche se non affini: la neurologia come la geriatria arricchiscono le nostre considerazioni.

Conclude con la notazione sostanziale che dobbiamo aprire lo sguardo ad una valutazione diagnostica effettivamente dinamica. Pensiamo allo spettro allucinatorio a cui faceva riferimento Galeota: non possiamo più ancorarci al campo dei fenomeni psicotici senza tenere conto di tutti gli aspetti di contesto come l’età, l’ambiente, la storia del paziente, l’apparato difensivo e poi definirne i confini tra fisiologico e patologico.

Il titolo del volume, Rotture evolutive, è abbastanza generico volutamente, per tenere conto delle tante possibili evoluzioni di una rottura: verso il crollo, verso il break-trough, verso la crescita sia come maturazione sia come soluzione compensatoria. La verità di fondo è che non esiste la sanità mentale tout court, esiste l’assenza di malattia citando Winnicott. Una sfida concettuale che noi abbiamo è quella di definire per noi cosa significa sanità mentale e assenza di malattia: abbiamo tanti esempi di grandi personaggi nei quali riconosciamo che hanno potuto adottare delle soluzioni compensatorie efficaci, accettabili per loro e per l’ambiente. Dobbiamo confrontarci con la dimensione ideale per non renderla una mira folle nella misura in cui è irraggiungibile. Per noi psicoanalisti si tratta quindi di pensare migliore e possibile meta di funzionamento psichico per quel dato paziente in base alle sue risorse somato-psichiche anche tenendo conto dell’ambiente. Corpo, psiche e ambiente sono le tre dimensioni di cui ci occupiamo per ogni singolo paziente. Pensiamo all’attualità in cui ci confrontiamo con una serie di nuove manifestazioni patologiche che nascono da una profonda dissociazione tra l’immagine del corpo e il corpo sessuato. La tematica dell’immagine oggi è cruciale, non solo in adolescenza. La forza di queste dissociazioni le vediamo per esempio nel raggio dei transgender, imprigionati tra identità del Sè e identità del corpo. Pensiamo al processo di indwelling di cui parla Winnicott, al lavoro psichico di insediamento della mente nel corpo che non riguarda il soggetto come individuo singolo ma il campo del rapporto con l’altro e con l’altro materno in primo luogo. La forma di questo insediamento della mente nel corpo influenzerà tutta la vita di relazione, dall’infanzia con le prime socializzazioni, all’adolescenza col gruppo dei pari, all’età adulta nella coppia e via dicendo.

Nicolò ringrazia Mervoglino per gli spunti preziosi sul tema della continuità di sé, laddove una rottura importante come egli mostra nel paziente che ci ha presentato può comportare una soluzione reale – agita e drammatica come un suicidio – ad un problema di falsità, di falso sé che prende il posto della propria autenticità quando questa è sentita come troppo deludente per l’altro. Nicolò richiama il lavoro di Ogden sulla vita non vissuta nelle dimensioni di breakdown, a cui Mervoglino si rifà nelle sue considerazioni teoriche.

In conclusione, Nicolò rilancia un tema che presenta un rischio sempre presente per gli psicoanalisti: a volte noi dobbiamo accettare le soluzioni difensive, quando compensatorie in forma sufficiente per il paziente, accorgendoci che oltre non si può andare. Qui si gioca la nostra responsabilità e anche il nostro senso etico, per non finire nella trappola di analisi  ideali che alla fine rappresentano la nostra difesa contro l’impotenza che certe situazioni cliniche possono metterci davanti.

 

Dibattito

Virginia De Micco apre una finestra sul corpo adolescente del paziente migrante, area di cui si occupa maggiormente. Per i migranti minori non accompagnati ma anche per gli adolescenti di seconda generazione, il copro è doppiamente straniero, portatore della metamorfosi evolutiva e dell’estraneità all’altro di cui occupa la terra madre. La terra madre del migrante è altrove, dislocata e sradicata. Il corpo adolescente è un mediatore relazionale a cui si aggiunge la funzione di mediatore culturale nel caso del migrante. Dobbiamo dotarci di strumenti di pensiero e concettuali che permettano di tener conto anche delle dimensioni transculturali veicolate dal corpo – straniero – adolescente. De Micco mette in evidenza quanto l’impossibilità di attingere alla storia dei migranti rischia di produrre nelle organizzazioni istituzionali una istituzionalizzazione del campo dell’esperienza, che mistifica e impoverisce lo spazio della conoscenza rendendo ancora più estranei loro e noi. Estraneità che spinge a falsificare l’esperienza richiamando la dimensione etica della psicoanalisi.

 

Fiorella Petrì, con l’apprezzamento per l’ampio respiro di questa giornata scientifica, interviene per parlare del fenomeno transgender sollevando grande perplessità nell’apparente normalità con cui i giovani si muovono in questo universo di neo-sessualità. Situazione nelle quali può capitare che una ragazza frequenti senza apparente inquietudine una ragazza che vuole eseguire la transizione di sesso per diventare maschio. Riflessioni che portano a tenere presenti le identificazioni condizionanti nella e della coppia genitoriale.

 

Mavi Stanzione ritiene osservatorio privilegiato quello della fascia infanzia-adolescenza e ritorna alla tematica sensoriale-sensuale. Il binomio andrebbe precisato e differenziato perché mentre la sensorialità attiene a quel tempo psichico in cui vigono i principi di piacere e dispiacere (primaTopica), la sensualità collega la sensazione al desiderio. In questa seconda accezione, la sensualità si istituirebbe con l’avvento dell’autoerotismo primario nella relazione passionale con la madre, primo oggetto d’amore, sensualità che allora costituisce i prodromi della relazione oggettuale. Disturbi relativi alla sensualità allora mostrerebbero il ruolo del fallimento relazionale. In virtù del suo legame col desiderio, la sensualità definisce un processo di trasformazione delle sensazioni corporee verso lo psichico. Se la sensualità e fragilizzata dalla relazione allora, nella patologia, si rimarrebbe ancorati alla sensorialità, e a tutte le dinamiche regressive: qui possiamo includere tutti i sintomi di autolesionismo, alla ricerca di eccitazione esasperata, ai vissuti catastrofici dell’adolescente.

 

Alberto Sonnino rileva che spesso nei pazienti giovani adulti ritrova problematiche di tipo adolescenziale. In tal senso Sonnino pensa che dietro le dimensioni di crollo, di breakdown, di rottura vi sia in realtà la tematica del lutto e della perdita. Ma perdita di cosa: probabilmente di quella potenzialità che sentono di possedere durante l’adolescenza La difficoltà di portare avanti questo vero e proprio lutto è strettamente legata quindi alla necessità di abbandonare l’adolescenza per diventare adulti producendo così forti angosce. Anche nel transgender il tema è quello onnipotente di poter conquistare potenzialità illimitate, essere tutto, maschi, femmine, neutri per non definirsi.

 

Fausta Ferraro nota subito l’espansione delle tematiche e delle questioni che si sono aperte a partire dal testo di cui oggi si discute ma che poi hanno oltrepassato i suo confini. Per intervenire si tratta quindi prima di tutto di selezionare, filtrare, accettare quindi la perdita di cui parlava Sonnino. Filtro: Ferraro è molto d’accordo sul Punto di vista evolutivo    così come lo intende Anna Nicolò, cioè corredato ad integrazione delle tematiche della discontinuità.  Per esempio i Baranger problematizzano il punto di vista evolutivo con l’idea di articolazione con l’a posteriori. Altro aspetto è quello che, come ci ha presentato Mervoglino, il tema del crollo non va ghettizzato all’adolescenza ma sganciato poiché come analisti di adulti ci occupiamo continuamente di rotture, crolli, breakdown. Accanto a queste considerazioni, dobbiamo proprio rilanciare sul problema delle traduzioni e delle fuorvianti traduzioni in italiano ad esempio dei lavori di Winnicott che veramente stravolgono il senso. Anche per il lavoro dei Laufer tradotto in italiano accade che ci si trovi  a leggere l’incertezza del senso a cui la traduzione si affida.  Infine, per riprendere iltema della valutazione diagnostica, sganciando crollo, rottura, breakdown dal ghetto dell’adolescenza, questi temi clinici ci devono condurre alla massima cautela nella stanza d’analisi con quassia paziente e con qualsiasi fascia d’età. Pensiamo soltanto a quanto questi fenomeni sono collegati a quello della regressione che invariabilmente incontriamo almeno in qualche fase delle analisi che conduciamo.

 

Paolo Cotrufo interviene per definire che il campo del funzionamento psichico adolescente è centrale in tutto il discoro analitico. Ma accanto a questo non si può ignorare quanto negli ultimi anni sia aumentato moltissimo il numero di adolescenti che fanno richiesta di aiuto. Non possiamo quindi separare adolescenza da tempi attuali, di cui dovremmo forse approfondire le dimensioni che investono gli adolescenti. Lo legherei anche al richiamo di Alberto Sonnino alla impossibilità, odierna dovremmo dire più che di un certo tempo fa, per l’adolescente di rinunciare, e quindi fare il lutto, di quella totipotenza che li lascia indefiniti e indefinibili. Come se gli adolescenti fossero più che mai specchio dei tempi e in particolare di quei processi psichici fisiologi che si trovano oggi ostacolati come il lutto che concede l’accesso all’età adulta. Mentre quello che vediamo sono posizioni difensive arroccate nella perversione regressiva, da cui la sessualità diventa per l’adolescente opportunità difensiva e non maturativa. Qui entreranno in gioco motivi culturali, motivi sociali di cui potremmo occuparci.

 

Luigi Rinaldi si sofferma in particolare sulla mobilità psichica dell’adolescente letta specialmente in relazione all’ultimo capitolo del libro di cui discutiamo: L’enigma transgender. Richiamando il saggio freudiano su Leonardo e alle sue teorizzazioni sulla fissazione alla madre come genesi dell’omosessualità, pensare ai transgender di oggi fa impallidire questi discorsi. La complessità del discorso su questi casi, che include diagnosi di nevrosi e di psicosi, sembra che nel testo di Anna Nicolò debba confrontarsi con l’idea che l’anatomia non è più un destino, che la scienza e la tecnica posso oggi manipolare quasi a proprio piacimento. Ma non rischiamo di colludere pienamente col diniego del limite biologico? Denegare non può indurci a rinunciare a vedere quanto possa invece essere inquietante credere di poter ignorare la “roccia biologica”? E diventare così anche noi portatori di quel diniego?

 

Rossana Gentile riprende la presenza della violenza, violenza come crollo, rottura del senso di continuità, rottura evolutiva. Sembra che nel testo la violenza sia il filo rosso che attraversa anche la narrazione dei casi clinici e della teoria collegata. In questa violenza è inclusa la considerazione dell’ambiente in cui la sofferenza si evidenzia. Cita un caso del testo nel quale si trasmette al figlio che dovrà trovare la sua soluzione difensiva per contenerla e forse elaborarla, l’umiliazione subita dal padre.

 

Silvana Lombardi si sofferma sull’attualità della tematica adolescenziale, richiamando la ricchezza di contributi scientifici che da alcuni anni vengono pubblicati. In qualche modo questo significa che all’analista oggi si impone la tematica adolescenziale, non si tratta di una scelta. L’adolescente materializza la teoria pulsionale, il corpo, la sessualità, la bisessualità, tutti fondamenti delle teorie freudiane. A partire da questo, vorrei ricordare che agli inizi della psicoanalisi fu fondamentale il dibattito sulla differenza tra edipo maschile e edipo femminile, e la conseguente concettualizzazione sulla femminilità. Ernest Jones disse che in seno al dibattito si trattava di stabilire se femmina si nasce o si diventa. Sembra che oggi, con le manifestazioni della fluidità di genere proprie degli adolescenti, si riapra quel dibattito.

 

Luisa Russo, attuale Direttrice del Dipartimento di Salute mentale di Napoli, ci rende partecipi della costituzione di un gruppo di lavoro formato da persone di formazione psicodinamica centrato sulle dinamiche dell’adolescenza, si sente molto interessata al tema della rottura evolutiva di cui oggi parliamo. Sottolinea come i termini brakdown, rottura, crollo sono proposti dagli adulti, non sono termini creati e usati dagli adolescenti. Allora si può dire che a noi servono per interrogarci su fenomeni che ci sfuggono nel loro senso profondo. E’ importante definire che il nostro compito sia primariamente quello di ridurre i livelli di angoscia. Questo significa allora occuparci della teoria della tecnica: come, con quali strumenti aiutare gli adolescenti a ridurre il livello di angoscia? Certamente interrogando gli autori che prima di noi se ne sono occupati. Nell’istituzione possiamo fare delle sperimentazioni che ci permettono di declinare il lavoro in maniera ampia. In questo contesto, importante è il corpo come mediatore relazionale in adolescenza, mediatore che può essere tramite dell’avvio di processi di evoluzione.

 

Rossana Calvano mattinata di grande ampliamento. Questo allargare gli orizzonti è qualcosa cui protendere proprio per risponde ai quesiti che l’adolescente pone a noi e alla psicoanalisi. A questo proposito assistiamo anche ad un allargamento di terminologie per cercare di definire tutte le neo-sessualità. Pensiamo solo a quelle cosiddette non-binary, non maschile e non femminile, non conformi al dato biologico. Forse siamo chiamati a lavora in nuovi termini sulla concettualizzazione di bisessualità psichica.

 

In conclusione: Anna Nicolò invita a tener presente che l’attualità ci chiama a riflettere e a dare risposte a tutte queste manifestazioni di neo-sessualità, tenendo conto che ormai l’omosessualità è stata derubricata.

 

[1] Si veda bibliografia per i due contesti di pubblicazione dell’articolo di Ogden.