CENTRO NAPOLETANO DI PSICOANALISI

Napoli 26/3/2022

 NODI IN PSICOANALISI: AMORE E ODIO NEGLI AFFETTI PRIMARI

 Report: Fiorella Petrì

Il 26 Marzo ’22, nella storica cornice di Palazzo Carafa di Roccella (1717) sede del PAN – Palazzo delle Arti di Napoli – si è tenuto il convegno, organizzato dal Centro Napoletano di Psicoanalisi. Amore e odio negli affetti primari in occasione della recente pubblicazione del libro di Tonia Cancrini : Un tempo per l’amore [1].
L’iniziativa è rientrata nel programma scientifico del CNP e in particolare nella sezione dei Nodi in Psicoanalisi. I Nodi sono seminari specifici dedicati a temi particolari o a presentazioni di libri; in questo caso, per la prima volta, si è inteso soffermarsi sulla psicoanalisi dei bambini e degli adolescenti. La giornata, organizzata da Rossana Gentile, referente b/a del CNP, è stata suddivisa in due momenti tematici: la mattinata, La mente che ama, e il pomeriggio: L’Edipo e i complessi legami familiari.

Silvana Lombardi, Presidente del CNP, ha aperto i lavori sottolineando come Tonia Cancrini metta in risalto nel suo libro – in cui la parola Amore è protagonista – quanto la funzione amorosa della madre è fornita di intelligenza e, come quest’ultima, ne costituisca la sua stessa sostanza. A questo proposito Lombardi ricorda che anche Antonino Ferro, autore dell’introduzione al libro, parla di Amore Alfa: una sorta di telaio che sbroglia i fili e tesse immagini. La capacità di rêverie della madre di restituire bonificati al bambino vissuti angosciosi e inquietanti, dipende sicuramente dalla sua capacità di amare, contenendolo nella mente. Come succede nella mente dell’analista nell’incontro con il paziente, riprendendo sempre le parole di Ferro, continuamente accoglie, metabolizza e trasforma quanto le arriva da parte del paziente come stimolazione verbale, paraverbale, non verbale.[2]  Silvana Lombardi ha particolarmente apprezzato, e tutti noi con Lei, gli innumerevoli rimandi nel libro alle fiabe, ai miti, a casi del romanzo e della tragedia dove i possibili destini di Amore sono decisi dall’incontro con l’Altro. Ella nota: mano a mano che la riflessione di Tonia Cancrini procede, mi par di notare l’emergere di un pensiero tragico che mi viene spontaneo qualificare come adulto…. nelle nostre umane relazioni, Amore è un compagno tanto indispensabile quanto difficile.

Nella sua Introduzione Rossana Gentile ricorda e mette in relazione il libro Un tempo per l’amore al precedente testo di Tonia Cancrini Un tempo per il dolore[3]: amore e dolore sono due affetti con cui dobbiamo fare i conti fin dall’inizio della vita perché dalla loro integrazione dipende in buona parte la nostra salute mentale e l’equilibrio del nostro funzionamento psichico. Da qui la sua idea di proporre per la giornata due temi di riflessione comune: la prima, che riguarda la mente che ama, un aspetto dell’amore collegato al sentirsi amati e contenuti dentro la mente di un altro, come accade nella relazione con la madre, ambiente di cura e primo oggetto di amore, nella situazione analitica è sempre l’amore che consente di creare legami affettivi e di conoscenza . A questo proposito riprende il pensiero di Ferenczi, (1927) citato dalla Cancrini [4] e quello di Britton (2000)[5] per specificare che la funzione terza  dell’analista si fonda proprio sulla capacità dell’analista di stare contemporaneamente e silenziosamente con se stesso e con il paziente. Nella seconda parte della giornata Gentile spiega di aver voluto sollecitare l’attenzione sui complessi legami di coppia e familiari che spesso mostrano un amore trasformato in odio che tende a distruggere i legami.

Il Segretario Scientifico del CNP Paolo Cotrufo, Chair della mattinata, nel dare inizio ai lavori, sottolinea che è la prima volta, dopo un lungo periodo di limitazioni per la pandemia, che c’è il piacere di ritrovarsi dal vivo oltre che su zoom, cosa non da poco, dal momento che fa ben sperare nel ristabilirsi di usuali normalità. Come analista di adulti, Cotrufo ha detto di avere a che fare con gli affetti, l’amore, l’odio nella situazione primaria indirettamente, attraverso il racconto, i sogni, i ricordi, la storicizzazione, mentre questa giornata è un importante e ricco contributo per condividere insieme esperienze cliniche, proprio nel momento in cui questi affetti accadono nel qui e ora, della relazione terapeutica con bambini e adolescenti.

Nel suo primo intervento, La mente e il corpo: l’attenzione che abbraccia e dà amore, la Prof.ssa Cancrini chiedendosi come l’amore si manifesti e si comunichi, mette al primo posto l’attenzione   che è alla base, secondo lei, di ogni rapporto affettivo. Nel modo in cui la mamma tocca un bambino è presente tutto il suo mondo interno di sensazioni, emozioni, pensieri. Ma, se certamente appaiono fondamentali le cure materne al corpo del bambino: tenerlo al caldo, maneggiarlo, accudirlo, altrettanto importanti appaiono le cure della mente: l’attenzione, il pensiero sul bambino, la rêverie, cioè la capacità della mamma di prendere in sé, elaborare e restituire accettabili al bambino le sue rabbie, la sua aggressività, le sue angosce, i suoi malesseri.  Casi clinici e punti di vista teorici (Ogden, Winnicott, Bion, Ferro, Vallino) si intrecciano nel suo discorso per descrivere quello che accade nella stanza di analisi dove l’ascolto diviene l’altro elemento cardine della relazione. A proposito di ascolto, che ricerca ognuno di noi nei momenti difficili e di profonda tristezza e angoscia, la Relatrice “ci regala” il toccante racconto di Cechov, Angoscia[6] , in cui il protagonista, un anziano vetturino, distrutto dal dolore di aver perso un figlio, non incontra nessuno disposto ad accogliere il suo stato d’animo. Tutti coloro a cui il vecchio si rivolge sono distratti, insofferenti, sordi alla sua richiesta, scoprirà che solo la sua cavallina sarà pronta ad ascoltarlo e che, soffiando sulle sue mani guardandolo, gli trasmette un senso di condivisione e vicinanza. Quello con gli animali, cani, gatti, cavalli è un altro tema caro alla Cancrini, perché è un affetto privo di ambivalenza quello da cui si sente legata a loro, considerandoli dei compagni di viaggio – soprattutto i cani, come narra nel capitolo 8 del libro – che trasmettono, gioia, vitalità, affetto smisurato e tenerezza e ci mettono in contatto con un vuoto enorme …quando se ne vanno.

A questa relazione è seguita, con piacevole sorpresa da parte di tutti, la proiezione del video di animazione Un tempo per l’amore creato da Lulù Cancrini nipote di Tonia, e da Marco Varriale, testo scritto da  Tonia Cancrini. Il video trasmette con grande immediatezza il pensiero dell’Autrice che così lo sintetizza e lo commenta su SPIWEB:
“…Contro l’orrore condividiamo l’amore.  Un video… può essere un gesto d’amore e questo senza dubbio lo è. Amore per mia sorella, a cui il libro “Un tempo per l’amore” è dedicato, amore per tutti coloro con cui condividiamo e sentiamo affetto, e amore per i piccoli sofferenti sotto le bombe e anche per i dolci e amati amici a quattro zampe. Nel libro c’è tutta la mia esperienza di vita e di lavoro ed è con amore che desidero condividerla con tutti voi.”

 Veniamo ora al vivace e sentito intervento Caducità e ciclo della vita di Diomira Petrelli che ha inteso spostare il suo intervento sul sociale e l’attualità, da sempre interessi sia di Freud che dei kleiniani. A questo proposito ricorda un articolo di Hanna Segal Il vero crimine è il silenzio[7] , riferendosi alla minaccia di una guerra nucleare. Tema che è tornato di grandissima attualità.
Le parole assumono valori diversi secondo il contesto in cui vengono pronunciate ed a volte sono soggette ad usura. Diomira Petrelli fa rientrare le parole Amore e Dolore tra le parole, di solito più usate ed abusate, ma nel libro di Tonia Cancrini, la parola Amore viene ricontestualizzata perché collegata all’Attenzione. Trovando un filo conduttore negli scritti di Freud: Lutto e melanconia (1917), Considerazioni attuali sulla guerra e la morte (1915) e Caducità (1916) [8], secondo Petrelli anche la parola Caducità viene ricontestualizzata da Freud. Era il 1915 quando Freud scrive il brevissimo saggio, la guerra è appena scoppiata e, allora come oggi, ci si deve confrontare con il senso di caducità delle cose belle, la guerra – come la pandemia – ci ricordano la precarietà del nostro stesso stare al mondo. A questo proposito la Collega cita il filosofo Roberto Esposito. Egli ritiene che la pandemia ci costringe a confrontarci con la natura, mentre la guerra con la storia, entrambe ci espongono al continuo ritorno della storia che, comunque, ci coglie impreparati. Ma perché tanta sorpresa? La psicoanalisi può, secondo Diomira Petrelli, aiutarci a sbrogliare questo nodo. Ognuno di noi nutre un sentimento di ingenua onnipotenza verso le forze esterne e interne. Questi eventi ci rimandano alla caducità delle nostre illusioni e ci costringono a dover affrontare il lutto dell’illusione di aver superato il conflitto tra Eros e Thanatos, quel conflitto che Freud in Disagio della civiltà[9] definisce: conflitto tra pulsione di vita e pulsione di morte.
Ogni guerra ci fa confrontare con la nostra distruttività e ci fa sentire in colpa. Spesso assistiamo, come ci ricorda Petrelli, all’affermarsi di personalità autoritarie che Fornari[10], in Psicoanalisi della guerra, descrive come persone che proiettano il proprio senso di colpa nell’altro per liberarsene velocemente, e non assumersi la responsabilità dei propri agiti distruttivi ed evitare così la presa in carico della sofferenza e del senso di colpa legata a tale consapevolezza. Anche la Klein sottolinea quanto sia insopportabile confrontarsi con la propria distruttività legata al rancore e come troviamo insopportabili e odiamo le nostre parti che odiano. La relazione di Diomira Petrelli si è conclusa con il racconto di un film documentario[11] ricco di intensa poesia, in cui in una tribù nomade nel Deserto del Gobi in Mongolia nasce, cosa molto insolita, un cammello albino e la madre si rifiuta di allattarlo. Allora, il capo tribù invita un musicista a suonare e le donne a cantare intorno alla coppia, secondo il rituale sciamanico. A questo punto mamma cammello piange e inizia ad allattare. La comunità ha chiaramente funzionato da contenitore di un disagio e forse tutti noi abbiamo bisogno, in alcuni momenti difficili, in cui sentiamo la nostra capacità di amare venir meno, che ci sia una comunità che ascolti ed entri in sintonia con il nostro malessere.

Daniele Biondo ci ha mostrato in maniera molto immediata, attraverso delle slides, il suo punto di vista su La mente che odia.  L’ Autore ponendosi alcune domande, a partire dal perché la mente odia e se l’odio non è solo distruttivo ma anche costruttivo, ci ricorda che Winnicott introduce una corrente di pensiero che valorizza l’aspetto costruttivo dell’odio nella relazione primaria perché facilita l’individuazione, l’autoaffermazione e la capacità di padroneggiare le situazioni. Quindi un sano odio, se il caregiver non risponde all’odio con l’odio, favorisce il processo evolutivo e ciò non lo farebbe rientrare nella pulsione di morte. Per Freud l’odio è costitutivo della nostra psiche, forse esso nasce prima dell’amore, ma Biondo si chiede se sempre l’odio sia un affetto impastato con l’amore oppure se può esistere un odio disimpastato.
E’ risaputo che la prima forma d’odio nasce nella relazione con la madre e dalla frustrazione che può derivare dalla mancanza dell’oggetto e dalla scoperta della sua separatezza, ma l’amore di quest’ultimo mitiga l’odio durante tutta la vita, Cancrini insiste più volte nel suo ultimo libro nel sottolineare che: è la relazione con l’amore della madre “che durante tutta la vita mitiga l’odio”.
La mancanza di tale rapporto bonificante traumatizza il bambino e lo lascia solo e disperato, a volte congelato e dissociato ed emozionalmente danneggiato per tutto il resto della sua vita. Privo della rêverie materna, sottolinea sempre Cancrini, il bambino resta incapace di trasformare i suoi elementi beta in alfa, per dirla con il linguaggio bioniano, restando intrappolato in vissuti di devastazione e di morte che grazie all’odio possono essere proiettati all’esterno di sé sull’ambiente o sull’altro. Dove non c’è più spazio per il pensiero né per il dolore l’individuo resta prigioniero del suo odio. L’odio in questo caso può essere considerato l’espressione di una mente che ha perso la capacità di pensare e che deve “agire per annullare tutto quello che fa male in un modo intollerabile” (Cancrini p. 79). A questo proposito Biondo si chiede se si possa distinguere l’odio dalla distruttività quando questa è talmente legata all’idealizzazione di Sé che tende ad attaccare qualsiasi legame libidico con l’oggetto e l’oggetto stesso. Si tratta di una forma di odio disimpastato, freddo, disumano o deumanizzato, che spesso dà vita a forme collettive di distruttività.

Giorgio Corrente nel suo intervento L’amore e il tempo ha condiviso con la sala alcuni suoi ricordi e ci ha fatto partecipi della sua esperienza di esiliato dall’Argentina da 46 anni, dopo il golpe. Ci racconta che vivere da esiliato fa sentire sempre in colpa e fa vergognare di parlare di amore. Uscire all’esterno ed impegnarsi nel sociale assumendosi delle responsabilità diventa un modo costruttivo e riparativo per trasformare il senso di colpa in un gesto d’amore. Ricorda il pensiero di Corrao che parlava non solo della funzione contenitiva del gruppo, ma anche della funzione g come funzione dell’amore, funzione riparativa e trasformativa del gruppo che riesce a far sentire insieme in una dimensione sognante, insognation. Ripensa ad una telefonata del suo caro amico Salomon Resnik alle quattro e mezza del mattino per comunicargli: “ ho fatto una grande scoperta: la mia famiglia viene da Odessa e anche la psicoanalisi viene da Odessa! Ho sognato Odessa tutto giugno.”[12] Poco dopo il grande pensatore partì per la città Ucraina. Nel sogno, passato, presente e futuro, si annodano in un tempo circolare.

Mirella Galeota, Chair della sessione pomeridiana, ha introdotto i lavori e presentato gli ospiti.

La tavola rotonda è stata particolarmente “viva” perché sia Gemma Trapanese, che Tonia Cancrini  e Lucia Fattori hanno portato dei toccanti casi clinici che ci hanno calato nella difficoltà in cui ci si imbatte trattando bambini e adolescenti molto sofferenti. Per rispettare la privacy, nel report non si farà menzione ai casi, ma cercherò di estrapolare il pensiero dei relatori.

 Con il suo contributo Oggetti edipici tra illusioni narcisistiche e ideale dell’Io, Gemma Trapanese ha aperto la tavola rotonda pomeridiana; inizialmente ha notato come il libro sull’amore della Cancrini sia la naturale continuazione del suo precedente testo del 2002 sul dolore. In Un Tempo per l’amore, l’Autrice con leggerezza riconsegna, il dolore all’amore, la separazione all’incontro, il lutto alla crescita. Gemma Trapanese sottolinea, a proposito del legame della coppia genitoriale con il bambino, un tema a Lei molto caro, il transgenerazionale che sollecita lo sguardo psicoanalitico ad ampliarsi: nel rapporto con il proprio figlio, i genitori rivelano tracce della relazione con i propri genitori e dei genitori di questi ultimi, tracce sempre presenti nel mondo interno inconscio di ognuno di noi. Riprendendo il pensiero di Bollas, a proposito del padre, Trapanese ci ricorda che ogni bambino si rende conto che il padre lo ha preceduto nella relazione con la madre, e per lui è un fattore di crescita, tollerare / accettare di essere figlio della coppia e frutto del loro legame d’amore, questa consapevolezza, più o meno conscia, diviene una spinta all’individuazione. Ma i legami familiari sono complessi, spesso ciò che lega la coppia è l’odio. Il rapporto ostile porta a negare la discendenza, e il bambino può non riconoscere l’evidenza di ciò che l’ha preceduto negando i confini generazionali, come Edipo, che li scavalcherà sposando la propria madre per dare nascita simbolica a sé stesso. Trapanese si domanda se tra le risorse del controtransfert dell’analista non vi sia anche il far spazio all’idea del terzo mancante nel mondo interno del bambino o dell’adolescente, ciò spinge questi ultimi a dover affrontare il lutto delle illusioni narcisistiche, onnipotenti. Solo il lutto dell’idealizzazione di sé può aiutare, soprattutto l’adolescente, a disinvestire gli oggetti interni vissuti come immutabili.
Per concludere Gemma Trapanese ci ha fatto entrare nella stanza di terapia presentando un interessante caso di un’adolescente il cui carente rapporto primario infantile ha reso difficile la conquista dell’identità.

Tonia Cancrini ha illustrato nel pomeriggio il lavoro Le diverse configurazioni dell’Edipo: genitori che amano genitori che uccidono. E’ piuttosto facile definire una buona coppia genitoriale:
è quella che dà spazio all’amore per il bambino, alla gioia di vederlo crescere e vivere la sua vita. Ma a volte, i problemi nella coppia o il disagio psichico dei genitori complica, in maniera estrema e drammatica, il rapporto con figli. La Cancrini porta come esempio emblematico: Medea, che tradita da Giasone, per colpirlo e vendicarsi, uccide i figli. La scena ci pone davanti ad un odio terribile, che, pur se scatenato dall’amore dimenticato e umiliato, provoca soltanto disperazione e morte. Medea non riesce più a sentire l’amore per i figli che diventano soltanto l’oggetto della sua vendetta.
A questo proposito, descrivendo alcuni casi clinici, Tonia Cancrini ci mostra come alcune coppie genitoriali, minate dal dissidio e dal furore distruttivo, fanno sperimentare al bambino un senso di caos e di catastrofe facendolo sentire annientato, disintegrato, a pezzi. Sono situazioni edipiche precoci molto differenti da quella in cui la coppia genitoriale è avvertita dal piccolo unita nell’amore, anche se, in alcuni momenti, questi può sentirsi, escluso, geloso, solo, triste, arrabbiato. Ma l’esperienza di genitori che si odiano e attaccano il loro legame, espongono la fragile mente del bambino, in modo drammatico, a un urlo che lo disgrega e l’annienta. In questi casi, nell’ esperienza terapeutica è di fondamentale importanza la possibilità di ricostituire un legame, legame che il piccolo sente così drammaticamente spezzato nel rapporto con i suoi genitori. Certo questo significa riattraversare situazioni drammatiche che non possono essere evitate, puntualizza Cancrini, ma l’analista deve saper cogliere la possibilità di viverle ed elaborarle insieme al piccolo.

Lucia Fattori, nel suo lavoro Un bambino perduto nell’isola che non c’è, ha parlato di quei bambini in cui può manifestarsi un disordine mentale o iperattività legati ad un funzionamento feticistico perverso dove il feticcio, inteso come pene materno che non c’è, rappresenta una modalità confusa di approccio alla realtà attraverso il diniego delle differenze di sesso e di generazione.  Questa patologia, secondo l’Autrice, nasce dai messaggi ambigui che il bambino riceve: i genitori si amano o si odiano?  E lui è il figlio o il marito della mamma? Spesso si tratta di coppie genitoriali in cui sono presenti tratti perversi sado-masochistici, che con le loro comunicazioni consce e inconsce fanno precipitare il piccolo in uno stato di caos e l’oggetto-feticcio, il pene materno allucinato, rappresenta il tentativo di dare esistenza materiale all’oggetto che non c’è al fine di denegare la separazione e la castrazione (della mamma e quindi di sé). In terapia l’atteggiamento interpretativo dell’analista che cerca di dare un senso e un nome agli agiti e ai vissuti del bambino lo aiuta di uscire dal caos e dall’indistinto.

Francesco Conrotto nel suo intervento Amore e odio: due sentimenti reciprocamente intricati, riprende il tema dell’amore che uccide che è uno dei capitoli del libro della Cancrini, e ne sottolinea l’aspetto paradossale e inquietante: come un sentimento d’amore può trasformarsi in un aspetto distruttivo?
L’amore passionale – come mostrano le storie di Medea e di Otello- si accompagna alla svalutazione del soggetto che ama, tutta la libido è rivolta all’oggetto, chi ama è nulla, è niente. Assistiamo ad un’idealizzazione dell’oggetto d’amore che non ha nessuna mancanza, è tutto, onnipotente, infinito. Se viene avvertita qualche minima mancanza, l’amore viene meno e cancellato. Conrotto per spiegare questo amore folle riprende il punto di vista metapsicologico di Laplanche che non condivideva l’idea freudiana di due pulsioni: quella di vita e quella di morte, ma postulava un monismo pulsionale, la pulsione sessuale di vita rivolta all’oggetto crea un legame, mentre se si scarica totalmente sull’oggetto, e questo si sottrae all’amore, finisce per prendere il sopravvento un desiderio di cancellazione dell’oggetto. In questo caso la pulsione sessuale diviene pulsione sessuale di morte che tende all’azzeramento della dimensione pulsionale per cui anche il soggetto si sente annichilito perché finisce per cancellare anche sé stesso oltre all’oggetto.

Interventi dalla sala

Mavi Stanzione si è sentita stimolata al riferimento al concetto di caducità e dalle relazioni di Conrotto e Fattori. Si chiede: come far conciliare la psicoanalisi del sentimento e dell’affetto con la psicoanalisi dell’affect nel senso di qualità della pulsione? Nel capovolgimento dall’amore all’odio, quello che viene meno è il lavoro psichico, non avviene nessuna trasformazione, come avviene nel sogno. Il lavoro di trasformazione dalla cosa alla parola aiuta in particolar modo il lavoro del lutto facilitando dentro di noi il processo di identificazione grazie al lavoro psichico di trasformazione degli affetti in parole.

Luigi Rinaldi esprime il suo apprezzamento per il libro di Tonia Cancrini per il linguaggio vivo che attinge alla quotidianità. Riprendendo il concetto dell’elaborazione paranoica del lutto, citato dalla Petrelli, ipotizza che la storia è per l’uomo, quello che è l’habitat per gli animali e che il lutto paranoico della Russia per la perdita dell’Impero Sovietico è una delle ragioni dell’attacco di Putin alla Repubblica Ucraina: la voglia di riannettere alla Russia a qualsiasi costo quello che aveva perso. A proposito dello struggente racconto di Checov del bisogno del vetturino di raccontare a qualcuno il proprio dolore, e di come questo bisogno sia universale, riporta il caso dell’antropologo Bob Levy che negli anni ’50 si era recato a Tahiti per individuare la ragione dell’altissimo numero di suicidi che avvenivano in quell’isola. Dopo sei mesi di permanenza a Tahiti, l’equipe di Levy scopre che questo fenomeno è legato all’assenza nel linguaggio di Tahiti di termini per descrivere il dolore mentale, che così non poteva essere né comunicato, né condiviso, né elaborato.

Sarantis Thanopulos ha voluto scagliare una lancia in favore di Eros, del corpo erotico e del desiderio erotico dove tutto si basa sulla differenza per cui amiamo o odiamo la differenza dell’altro. Quando il desiderio muore spariscono le differenze. Così una società in cui il desiderio muore e spariscono le differenze diverrà una società depressa e paranoica. Se nella loro relazione, madre e bambino non comunicano, il bambino finirà per fidarsi più delle cose negative che positive.

Gemma Zontini interviene sostenendo che ha trovato interessante il concetto di rêverie culturale/sociale produttrice di significato. Gli animali pur essendo pura natura, partecipano a questa forma di significato quando addomesticati si avvicinano al mondo umano. Spesso essi possono diventare un oggetto me/non-me ed assumere una funzione transizionale.

Maddalena Ligozzi ha trovato stimolante quest’incontro soprattutto per il particolare momento storico in cui avviene. Si è parlato molto di distruttività legata al disimpasto pulsionale: eros si piega alla distruttività e le situazioni di perversione ne costituiscono una prova. Racconta che, nel Servizio universitario dove lei si occupa di consultazioni psicologiche agli studenti, è stato trovato un volantino che incitava al “suicidio ludico”. Si è allarmata molto perché le è sembrato un richiamo insidioso, seduttivo rivolto ai giovani in cui la distruttività assume una funzione gratificante e ha pensato che gli psicoanalisti debbano assumersi il compito e la responsabilità di aiutare i giovani a pensare.

Guelfo Margherita si pone alcune domande: due elementi molto forti, il corpo e il sesso, che fine hanno fatto? E l’erotismo del corpo materno? Una tigre che sbrana una gazzella è solamente espressione dell’odio? O è un atto d’amore perché prende i pezzi e li porta ai cuccioli per sfamarli? Il pesce grande mangia sempre il pesce piccolo, ma questa aggressione non indica un elemento di vitalità? La Russia che aggredisce l’Ucraina non è un modo per metabolizzare la caduta dell’Impero?

Fiorella Petrì ho rimandato la mia gratitudine ai relatori per gli interessanti contributi clinici. Le coppie genitoriali impegnate in un violento conflitto di coppia fanno precipitare i figli adolescenti in un sentimento di non esistenza. Quando Lucia Fattori ha raccontato di dare al suo paziente adolescente difficile e regredito interpretazioni incessanti, ho pensato che le interpretazioni incessanti erano un modo per comunicargli: io sono qui per te, ti vedo, ti ascolto, ti rispetto, per me esisti, non sei inesistente come per i tuoi genitori, e cerco di capirti, soffrendo con te. Ciò che ha detto Franco Conrotto mi è sembrata una possibile chiave di lettura per capire i terribili femminicidi che stanno dilagando in questi giorni in Italia.

Cristina Ricciardi riprende nel suo intervento alcuni aspetti dei casi clinici descritti da Cancrini e Trapanese e conferma come attualmente il disagio degli adolescenti è strettamente legato alla sofferenza personale dei genitori che non si accorgono del disagio dei figli spesso manifestato da un’identità sessuale poco definita. Soprattutto nelle adolescenti questo tipo di disagio può essere determinato da una deficitaria identificazione con la madre, perché affettivamente assente, e dalla mancanza di uno sguardo paterno amorevole, entrambi i genitori possono privare la figlia di quell’investimento narcisistico così importante per la accettazione e affermazione di Sé. A proposito della diffusa confusione di identità di genere,  presente attualmente negli adolescenti, Ricciardi segnala il rischio che si stia dando poca attenzione a questo problema considerandolo una mera manifestazione sociale/culturale.

Alfonso Accursio richiama il trittico Bion, Klein e Winnicott ai quali i vari relatori hanno più volte accennato, e dice che lui fa continuamente riferimento a questi tre Autori soprattutto nel guardare l’insorgenza degli aspetti distruttivi/aggressivi. Ricorda che Bion parla di tre funzioni K L H, conoscenza amore e odio, che non funzionano l’una a scapito dell’altra, ma tutte e tre contemporaneamente, anche se una delle tre può prevalere sulle altre sottomettendo alcune funzioni psichiche.  Ad esempio nella situazione paranoide non è detto che l’odio impedisca la percezione dell’altro anzi, a volte, l’attiva. E’ possibile che ci siano due aspetti anche nell’amore passionale: un eros simbiotico che tenda all’incorporazione dell’altro, alla fusionalità o un eros che tenda all’idealizzazione di una coppia idealizzata. Anche nella relazione d’odio a volte l’altro c’è come chi abbandona o non si prende cura, altre volte, l’altro diviene contenitore della parte proiettata di sé che odia.

Durante il Convegno, impegnativa e indispensabile è stata l’assistenza tecnica dei colleghi Nora Cocozza e Darwin Mervoglino .  

            RELATORI

  • Daniele Biondo, Membro Ordinario SPI, Roma
  • Tonia Cancrini, Membro Ordinario SPI con funzioni di Training, Roma
  • Francesco Conrotto, Membro Ordinario SPI con funzioni di Training, Napoli
  • Giorgio Corrente, Membro Ordinario SPI, Roma
  • Paolo Cotrufo, Membro Ordinario SPI, Segretario Scientifico del CNP, Napoli
  • Lucia Fattori, Membro Ordinario SPI con funzioni di Training, Padova
  • Mirella Galeota, Membro Ordinario SPI, Avellino
  • Rossana Gentile, Membro Associato SPI, Referente b/a del CNP, Napoli
  • Silvana Lombardi, Membro Ordinario SPI, Presidente del CNP, Napoli
  • Diomira Petrelli, Membro Ordinario SPI con funzioni di Training , Napoli
  • Gemma Trapanese, Membro Ordinario SPI con funzioni di Training, Napoli

1 Cancrini T. (2021). Un tempo per l’Amore. Eros, dolore, odio.   Franco Angeli, Milano.
2 Ibidem Ferro A. Prefazione, 11-15.
3 Cancrini T. (2002). Un tempo per il dolore. Eros, dolore e colpa. Bollati Boringhieri, Torino.
4 Ferenczi S. (1927). L’adattamento della famiglia al bambino. Vol. III Guaraldi Editore, Firenze
5 Britton R. (2000). Credenza e Immaginazione. Borla, Roma, 2006.
6 Cechov A. (1886). Angoscia. In Racconti e teatro. Sansoni, Firenze, 1966.
7 Segal H. Il vero crimine è il silenzio. In Costruzioni Psicoanalitiche. 2, 2003, Franco Angeli, Milano.
8 Freud S. (1916). Caducità. O. S. F., 8.
9 Freud S. (1929). Disagio della civiltà. O.S.F.,
10 Fornari F. (1966). Psicoanalisi della guerra. Feltrinelli Editore, Milano.
11 Falorni G. e Byambasuren D. (2005) La storia del cammello che piange. Film documentario youtube 2013
12 Breve nota biografica: Salomon Resnik nasce nel 1920 a Buenos Aires da genitori russo-ebraici emigrati in Argentina. Si laurea alla Facoltà di Medicina di Buenos Aires discutendo la tesi sulla Sindrome di Cotard. Diventa nel 1954 membro associato dell’Associazione Psicoanalitica Argentina (fondata nel 1942) e membro titolare nel 1957.
Si interessa di delinquenza giovanile e psicoanalisi infantile, e del trattamento psicoanalitico della psicosi in bambini e adulti e fu tra i primi a interessarsi di autismo infantile in Argentina. Muore a Parigi nel 2017.